Comunicare nella torre di Babele

Comunicare nella torre di Babele

Autore: 

Carocci, Roma, 2004

“Plurilinguismo” è il termine che continuamente appare nel presente volume. I diversi autori presentano osservazioni, analisi e riflessioni frutto di meticolose ricerche svolte in prima persona in contesti di plurilinguismo, sia che si tratti di comunità in cui la lingua minoritaria (anche più d’una a volte) fa parte da molti decenni del repertorio linguistico degli individui (minoranza walser del Piemonte e della Val d’Aosta), sia si tratti di comunità in cui l’immigrazione ha creato condizioni per un nuovo fervore linguistico (dal punto di vista degli immigrati stessi, come i peruviani a Torino e ghanesi a Bergamo, oppure in un contesto più vasto come quello scolastico di classi mistilingue). Obiettivo dichiarato delle curatrici Dal Negro e Molinelli è quello di trovare un trait d’union tra fattori sociali e fattori individuali che caratterizzano i fenomeni di plurilinguismo sopra citati, così da tentare di spiegare in che misura e in che modo gli uni influenzino gli altri e viceversa. Ciò che contraddistingue l’analisi presentata in questo volume è che i vari autori -oltre alle curatrici, anche Vietti, Guerini, Ghezzi e Grassi- supportano costantemente le proprie riflessioni con esempi concreti (trascrizione di conversazioni, di registrazioni, di interviste più o meno guidate), utilizzandoli non solo come punto di partenza per un’analisi pertinente di determinati repertori linguistici, ma anche come chiave di lettura per interpretare gli eventi comunicativi raccolti in termini di scelte linguistiche, ruoli dei parlanti, tipi di interazione. Molto interessante, inoltre, la focalizzazione sulla classe plurilingue definita tale sia per la presenza di immigrati sia per quella di madrelingua italiani che comunque vantano nel loro repertorio linguistico la condivisione più o meno esplicita di lingue minoritarie o dialetti. Nel contesto scolastico, la prevalenza del ruolo dell’insegnante (“regista” che dirige la classe, l’organizzazione didattica, l’interazione, i turni di parola, l’attenzione degli studenti, eccetera) determina una limitazione delle potenzialità espressive degli studenti i quali si adeguano alle rigide regole che contraddistinguono la comunicazione scolastica con il conseguente tentativo (e non sempre con esiti accettabili) di utilizzare solo l’italiano e mantenere un registro formale basato sulla microlingua scritta dei vari contenuti. Questo aspetto, come del resto molti altri all’interno del presente volume, si presta a ulteriori approfondimenti e ricerche sul campo vista l’innegabile attualità del fenomeno e l’esigenza sempre più pressante di trovare valide proposte metodologiche e didattiche alle diverse realtà plurilingui

menegale@unive.it
Università Ca’ Foscari di Venezia

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