Giugno 2009  Supplemento alla rivista EL.LE - ISSN: 2280-6792
Direttore Responsabile: Paolo E. Balboni
Emotopedia e apprendimento linguistico. A colloquio con Luis Machado di Paolo Torresan

ABSTRACT

Che cos’è l’emotopedia? Ce lo spiega colui che ha coniato il termine, uno studioso brasiliano, tra i pionieri del concetto di intelligenza emotiva. Nel contributo che ci ha rilasciato nel Gennaio 2008, dalla sua residenza di Barra da Tijuca (Brasile), il prof. Machado, direttore dell’Istituto Cidade do Cerebro (Città del Cervello), ci illustra, seppure nel breve spazio che una intervista concede, la distanza che intercorre tra il suo concetto di intelligenza emotiva e quello coniato da Meyer e Salovey nel 1990, poi adattato e divulgato da Goleman.

Un intervento interessante, che stimola interrogativi più che fornire facili risposte e ci porta a confrontarci con il peso che l’emotività assume nei processi di apprendimento.

 

 

 

 

L’INTERVISTA

 

Prof. Machado, Lei usò la parola ‘emotopedia’ per la prima volta nel 1994 in una conferenza in Svezia. Il termine può essere inteso come una prima versione dell’educazione dell’intelligenza emotiva, di cui avrebbero parlato anni più tardi molti autori, sulla scorta delle ricerche di Meyer e Salovey nel 1990. Che cos’è l’emotopedia?

 

La parola ‘emotopedia’, deriva dal latino e dal greco. ‘Ex’ è latino e sta per ‘fuori’ o ‘verso l’esterno’; ‘motio’ rappresenta l’azione del movimento; ‘paideia’ infine, è la parola greca per ‘educazione’.

Emotopedia sta dunque per: l’uso dell’etomologia nell’educazione, dove per emotologia intendiamo un insieme di conoscenze che permettono alle persone di sviluppare il potenziale che le caratterizzano.

In altre parole, io mi prefiggo di studiare come un docente può far leva sul sistema endocrino e nervoso degli studenti al fine di aiutarli a realizzare al meglio ciò che sono.

In effetti, prima ancora di definirci ‘esseri intelligenti’, dobbiamo valutare il peso degli ormoni e delle emozioni ad essi collegate sulla nostra condotta. Per me l’intelligenza emotiva ha a che fare tanto con il sistema limbico quanto con il sistema endocrino: non coincide con l’attività di controllo da parte della corteccia delle nostre azioni, quel ‘managing emotions’ di cui si parla da più parti, a partire da Salovey & Meyer. Per me l’intelligenza emotiva è l’intelligenza dell’intera mente, nel suo complesso, comprende tratti corticali e subcorticali, con una preminenza del secondi sui primi.

Lemotologia è interdisciplinare: si basa su ricerche che provengono dalle neuroscienze, dalla biologia, dalla fisica quantistica.

C’è anche un altro neologismo a cui faccio riferimento: emotizzare. Con esso intendo la capacità di mobilitare le emozioni al fine di espletare al meglio un compito. È come se noi avessimo la possibilità di accedere al sistema di preservazione della nostra esistenza e al sistema di preservazione delle specie. Questi due sistemi si possono intendere come la combinazione del nostro sistema nervoso e del nostro sistema endocrino. È un concetto fondamentale, che in portoghese rendo con un termine unico “sistema de autopreservação e preservação das especies” (S.A.P.E.), in inglese con “Self Preservation System and Species Preservation System”.

Per cambiare la condotta, un individuo deve accedere al S.A.P.E., altrimenti nessun cambiamento significativo è possibile.

Se Lei mi chiedesse le ragioni delle difficoltà di apprendimento da parte di molte persone, io risponderei che il problema sta nel modo di insegnare da parte dei docenti. Nel mondo occidentale, l’insegnamento è basato soprattutto sull’emisfero sinistro, a scapito di chi ha una dominanza emisferica destra. Coloro che hanno una dominanza emisferica destra si trovano a disagio, discriminati, all’interno di questo sistema didattico tradizionale: varrebbe la pena che gli insegnanti adattassero le loro pratiche per venire incontro ai bisogni di questi studenti.

Faccio un esempio. In età prescolare, gran parte dell’apprendimento è mediato da immagini, poi, di colpo, nell’ingresso a scuola il bimbo si confronta con un insegnamento mediato da simboli: l’alfabeto. C’è come un salto, un anello mancante. Da un certo punto in poi tutto è mediato dalla scrittura, ma, ripeto, con un salto che per molti può essere prematuro.

Le biografie di Einstein ci dicono che ha cominciato a leggere e a scrivere a 9 anni circa: non era certo il tipo di persona con dominanza emisferica sinistra; lo sviluppo della sua potenzialità coincise con l’armonizzazione dei due emisferi.

 

A questo proposito mi vengono in mente i mantra, le giaculatorie e ogni forma di preghiera basata sulla ripetizione: di certo non si basano sull’emisfero sinistro…

 

Infatti: hanno lo scopo di interrompere, piuttosto, l’attività di raziocinio dell’emisfero sinistro.

 

Aprono la strada all’emisfero destro, analogico, diciamo...

 

Aprono gli orizzonti, allargano le possibilità percettive.

 

Lo stesso fine immagino sia perseguito da tradizioni meditative basate sulla consapevolezza, penso per esempio alla attenzione al respiro nella preghiera esicasta.

Torniamo al S.A.P.E. a cui Lei ha solo accennato: ha a che fare con l’istinto?

 

Quello che mi preme sottolineare è che questo Sistema, per evolversi, necessita di confrontarsi con situazioni cariche da un punto di vista affettivo, emotizzate come io le definisco, qualcosa che ci colpisce.

Quando diciamo “quella tal cosa mi ha colpito” è perché essa è registrata in noi, attraverso emozioni e ormoni. Io sono convinto che l’intelligenza dipenda molto di più dal sistema limbico che dall’intelletto, dai sistemi subcorticali più che dalla corteccia, come suggerivo prima.

A partire da questa supposizione, mi viene da sottolineare appunto l’importanza che la didattica ludica, che tende a far vivere esperienze gratificanti, può avere nell’insegnamento.

 

E oltre al gioco?

 

L’arte, e la musica in particolare.

E poi io penso che l’apprendimento non possa darsi senza gli insegnanti: stimolano, trasmettono entusiasmo.

Nell’emotopedia non si può prescindere dall’insegnante, è al centro; è un esempio di vita serena, aiuta l’allievo ad affrontare il mondo: quello che chiede agli studenti di fare è quello che lui stesso vive in prima persona.

Nel nostro Istituto, Cidade do Cerebro, formiamo gli insegnanti, fornendo loro gli strumenti per superare situazioni spiacevoli passate, facendo leva su situazioni reali positive, emotizzate appunto.

C’è da riconoscere che il nostro cervello non distingue ciò che è reale da ciò che è immaginato, se percepito con intensità. Se il soggetto raggiunge la dimensione del S.A.P.E. convive con quanto di doloroso ha vissuto, ma l’energia è come se fosse trasferita a nuove situazioni percepite come positive. L’insegnamento, a sua volta, punta al trasferimento di conoscenze e procedure, unitamente a una crescita personale, ad uno sviluppo delle potenzialità degli allievi.

 

Come vede la Suggestopedia e la Programmazione Neurolinguistica?

 

La grande questione che si pone la Suggestopedia è come agire sulla mente per accelerare i processi di apprendimento. Tuttavia, a quel che ne so, i propositi di Lozanov, a prescindere dalla propaganda che ne è seguita, non hanno avuto modo di realizzarsi.

Io dico di più: l’uso di “suggestioni”, intese come azioni che intendono influenzare la mente di chi apprende, mi lascia perplesso, anzi sono dell’opinione che debba essere condannato! Ritengo questo approccio debba essere evitato perché è pericoloso: può essere utilizzato per manipolare la mente.

Per quanto riguarda la PNL, vi scorgo una pretesa simile: una terapia rapida, veloce. Tuttavia, a differenza della neurolinguistica, che è scienza e ha a che fare con le basi neurologiche del linguaggio, la PNL non offre le ragioni dei suoi corollari.

 

Mi viene comunque da fare le pulci alla stessa emotopedia. Essa potrebbe mai essere applicata in contesti, come in alcuni paesi islamici (ma lo stesso potrebbe valere in ogni ambiente confessionale e/o fortemente ideologizzato), dove vi è una netta divisione tra i sessi, un’assenza di pratiche cooperative, un insegnamento che procede da un soggetto, il professore, che ha autorità assoluta, quindi per certi aspetti che non presta cura al mondo emotivo degli studenti?

 

Non sono d’accordo! Lei pensa veramente che non ci sia coinvolgimento emotivo?! Qualsiasi cosa è relazionata al mondo delle emozioni!

Prendiamo un esempio estremo: il terrorista. Il terrorista assegna un forte contenuto emotivo al suo comportamento (tutt’altro che assenza di emozione): emotizza il sacrificio; il cielo è più importante di quello che uno può trovare nella terra, per cui il suicidio diventa ‘relativamente’ facile.

 

Bene, se è così, allora ci può essere anche una emotopedia ‘nera’, cioè in un senso negativo, se vogliamo, che punta alla distruzione dell’altro!

 

Sì, certo è possibile.

 

Freud parla di due pulsioni fondamentali, Eros, vitale, e Thanathos, distruttiva. Possiamo dire che S.A.P.E. può avere sia una dimensione positiva che una dimensione negativa, prosociale da un lato e antisociale dall’altro?

 

S.A.P.E. è un sistema di preservazione della specie: il suo scopo è appunto quello di preservare la specie. A S.A.P.E. è connessa una energia, fatta di emozioni. Le persone possono usare questa energia per gli stessi fini per cui il sistema funziona –la preservazione dell’individuo e della specie– oppure, al contrario, per obiettivi opposti, mascherandoli come positivi.

 

Mi viene in mente Hitler.

 

Già. Se una persona riesce ad accedere al S.A.P.E. e sostituire gli obiettivi naturali del S.A.P.E. con i suoi personali obiettivi, il sistema li accetterà come se fossero obiettivi naturali, spontanei, voluti da Dio, dalla natura, ecc.

Hitler entrò nel S.A.P.E. delle persone: la sua propaganda fu potentissima.

Ecco perché io sono terrorizzato quando sento parlare di “suggestioni” o “suggerimenti” della Suggestopedia!

 

 

CONCLUSIONE

Riflessioni interessanti, che mettono a fuoco il ruolo che l’insegnante ha in quanto a educatore.

Ci pare che i concetti di S.A.P.E. e emotizzazione (ovvero, ‘conferimento di significato, di valore’), siano al centro della riflessione di Machado.

Accanto, possiamo aggiungere l’armonizzazione degli emisferi, la necessità di allenare a strategie e processi tanto diversi quanto complementari (creatività e metacognizione; analisi e sperimentazione, ecc.), al fine della crescita personale degli studenti. 

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