Aprile 2008  Supplemento alla rivista EL.LE - ISSN: 2280-6792
Direttore Responsabile: Paolo E. Balboni
Il metodo FICCS: "Full Immersion: Culture, Content, Service" di Fiora Biagi, Lavinia Bracci, Antonella Filippone

ABSTRACT

In questo lavoro proponiamo una riflessione di metodologia didattica che parte dall’esperienza di insegnamento a studenti stranieri sia di corsi accademici che di corsi di Service-Learning. L’acronimo FICCS nasce dal tentativo di tenere insieme tutto quello che uno studente affronta, sia da un punto di vista sociale che da un punto di vista linguistico-culturale nella sua permanenza in Italia (uno o più semestri accademici): la sua immersione nella lingua, nella cultura e nelle varie discipline accademiche si accompagna all’inserimento nelle dinamiche più vere e profonde della società italiana in cui lo stesso studente è chiamato a confrontarsi e ad operare (Service-Learnig).

 

 

1. L’ORGANIZZAZIONE DIDATTICA

Per descrivere la metodologia FICCS, nata dopo una riflessione didattica e teorica sui vari corsi tenuti presso il programma accademico Siena Italian Studies (destinato principalmente a studenti americani undergraduated), abbiamo pensato di mostrare due tabelle illustrative che esemplifichino quello che uno studente fa generalmente durante una settimana di studio nei nostri programmi, preceduti da tre settimane intensive di lingua italiana (arricchite a loro volta da varie attività esterne, per un totale di 75 ore di impegno didattico):

 

Programma accademico:

 

 

lunedì

martedì

mercoledì

giovedì

venerdì

sabato

domenica

9-10

sociolinguistica

service learning

sociolinguistica

service learning

attività legate ai corsi (scuola di cucina, workshop, visite ai musei, ecc.)

escursioni

escursioni

10-11

 

 

sociolinguistica

 

 

 

 

11-12

letteratura italiana

storia del costume

storia

del costume

letteratura

italiana

 

 

 

12-13

 

 

storia del costume

letteratura

italiana

 

 

 

13-14

italiano

italiano

italiano

italiano

 

 

 

14-15

italiano

italiano

italiano

italiano

 

 

 

15-16

 

 

 

 

 

 

 

16-17

opera

opera

 

service learning

 

 

 

17-18

 

opera

storia dell’emigrazione italiana

 

 

 

 

19-20

 

 

storia dell’emigrazione italiana

 

 

 

 

20-21

cena in famiglia

cena in famiglia

cena in famiglia

cena in famiglia

cena in famiglia

cena in famiglia

cena in famiglia

 

 

Programma di Service-Learning:

 

 

lunedì

martedì

mercoledì

giovedì

venerdì

sabato

domenica

9-10

service learning

service learning

service learning

service learning

attività legate ai corsi (scuola di cucina, workshop, visite ai musei, ecc.)

escursioni

escursioni

10-11

service learning

service learning

service learning

service learning

service learning

 

 

11-12

service learning

service learning

service learning

service learning

service learning

 

 

12-13

service learning

service learning

service learning

service learning

 

 

 

13-14

italiano

italiano

italiano

italiano

 

 

 

14-15

italiano

italiano

italiano

italiano

 

 

 

15-16

Institutions in society

Institutions in society

service learning

scrittura riflessiva

 

 

 

16-17

service learning

Institutions in society

service learning

scrittura riflessiva

 

 

 

17-18

service learning

service learning

service learning

service learning

 

 

 

19-20

 

 

 

 

 

 

 

20-21

cena in famiglia

cena in famiglia

cena in famiglia

cena in famiglia

cena in famiglia

cena in famiglia

cena in famiglia

 

 

2. OSSERVAZIONI GENERALI

Come possiamo notare, gli studenti sono molto impegnati nelle loro attività di studio e di servizio; in più, per tutta la durata della loro permanenza in Italia, ricevono quotidianamente input, sia linguistico-culturali che sociali, dalle famiglie che li ospitano. Questo ambiente, ricco di stimoli positivi, ma talvolta anche di difficoltà, senz’altro favorisce, alla fine del semestre, la maturazione di un’esperienza unica e per certi aspetti irripetibile, della cultura italiana.

Dalla considerazione di una serie di fattori (didattici, culturali, sociali e umani) è scaturita l’esigenza di trovare una definizione al nostro lavoro che comprendesse la grande, e spesso complessa, architettura del sapere trasmesso e ricevuto.

Per questo, basandoci sulle componenti maggiori che costituiscono il nostro operato, abbiamo trovato una sigla riassuntiva che identificasse il percorso di studio fatto dagli studenti: FICCS, quindi, sta per FULL IMMERSION: CULTURA, CONTENUTO E SERVIZIO. Analizziamo, perciò, le quattro dimensioni.

 

3. FULL IMMERSION

Per capire quanto sia profonda la partecipazione degli studenti alla vita italiana, dobbiamo considerare e riflettere sull’importanza di uno studio linguistico e culturale, svolto all’estero, che preveda la vita in famiglia, l’avvicinamento alle strutture sociali della comunità di riferimento, la frequentazione di luoghi caratteristici di quella società, la possibile conoscenza di persone che lavorano e vivono in quella comunità, la rielaborazione personale (sia durante che alla fine del percorso di studi) dell’esperienza fatta. Lo scopo, e la speranza, è che lo studente ritorni nel proprio paese consapevole di essersi messo alla prova in vari campi sociali e culturali, attraverso la lingua che dà, ovviamente, senso a tutte le esperienze vissute. L’intento è sempre, quindi, quello di attivare, migliorare, fortificare e rendere permanente in ogni studente, la competenza interculturale che contraddistingue imprescindibilmente questo tipo di operato. La competenza interculturale deve necessariamente dominare ogni azione di studio e di servizio dei nostri studenti: non basta solo andare a lezione, studiare, fare gli esami ed eventualmente fare amicizia con qualche italiano per poter cambiare il proprio punto di vista sulle cose. Nel mondo globalizzato, studiare all’estero, secondo noi, significa vivere 24 ore con il tessuto sociale di riferimento, significa imparare a capire le dinamiche personali e collettive di quella comunità che ci ospita, significa vedere e partecipare a quella realtà con strumenti adatti e proficui, che mettano pure in risalto le differenze, ma che uniscano alla fine in una visione profonda e sempre rinnovabile della propria e dell’altrui cultura: studiare all’estero, quindi, vuol dire, riuscire a costruire una coscienza della differenza e della condivisibilità, vuol dire coltivare la speranza in una società più aperta, vuol dire imparare a essere cittadini migliori perché più consapevoli, perché più desiderosi di mettere a frutto sempre esperienze positive di conoscenze e di saperi; vuol dire, sostanzialmente, realizzare una scommessa: quella di vivere qualche volta con gli occhi degli altri pur rimanendo se stessi e, proprio per questo, sentirsi uniti e profondamente legati, anche solo per poco tempo, a quella/e comunità con cui siamo venuti in contatto.

Perciò i nostri studenti ricevono quanti più input possibili dalle famiglie che li ospitano, dagli insegnanti che li seguono, dai partner linguistici con cui scambiano lezioni di lingua, dalla organizzazione che li accoglie, dalle attività messe a disposizione per il loro tempo libero, dalle escursioni che vengono preparate, dal servizio di cui fanno parte a vario titolo, durante la permanenza in Italia: ovviamente, per ogni studente, è diverso l’impegno a cui è sottoposto. Alcuni di loro, per esempio, preferiscono dedicarsi con maggiore attenzione ai corsi di Service Learning; altri seguono in modo più intenso i corsi accademici; tutti, comunque sono ugualmente coinvolti nelle lezioni di lingua e nelle attività sociali che contraddistinguono il programma.

Quando ritorneranno a casa, dovrebbero sentirsi pronti e stimolati a confrontare e ripetere questa loro esperienza non solo nelle loro città, ma anche in altri studi all’estero che potrebbero effettuare in futuro: sarebbe importante che la loro competenza interculturale non si esaurisse in un’esperienza, per quanto formativa e stimolante, ma avvolgesse le loro attitudini come in una sorta di spirale sempre più ampia, sempre presente in ogni loro studio e in ogni pratica lavorativa.

 

4. CULTURA

Abbiamo parlato, poco prima, dell’importanza della competenza interculturale. Vediamo di definire meglio questo concetto: come sappiamo, “cultura è l’insieme dei modelli culturali messi in atto da un popolo per rispondere a bisogni di natura, come nutrirsi, procreare, proteggersi dal freddo, vivere in gruppo, ecc.” (v. Balboni, 1999, p. 111). Quello che contraddistingue maggiormente la nostra didattica è proprio l’attenzione specifica e profonda verso più modelli, in modo che la comunicazione interculturale sia la più proficua possibile per gli studenti.

In un semestre di studio cerchiamo di proporre una varietà di situazioni e condizioni di apprendimento tale da suscitare gli interessi, i dubbi, le osservazioni e le riflessioni di ogni studente. In un gruppo culturalmente omogeneo, questo tipo di sollecitazione è abbastanza difficile: gli studenti, che vivono, comunque, spesso in famiglie differenti e che seguono servizi e discipline diverse, si ritrovano una buona parte del loro tempo a condividere esperienze e momenti di apprendimento comuni. La sfida sta proprio nel favorire in ognuno di loro un’autonoma e individuale competenza interculturale che li porti a ragionare sul mondo-Italia, per avvicinarlo ai propri valori e alle proprie esigenze. L’esperienza personale degli apprendenti è il punto di partenza e di arrivo della comunicazione interculturale: tutto parte dallo studente, tutto ritorna allo studente. Il percorso di apprendimento (e qualche volta di “scontro”) con la lingua-cultura oggetto di studio assomiglia, perciò, ad una tela di ragno. Lo studente tesse, come il ragno, la sua tela per arrivare a toccare e a collegare i vari punti della realtà che lo circonda, misurandosi con le difficoltà (la tela può rompersi, il filo può essere leggero) e con i successi (la tela si fortifica in alcuni settori, raccoglie e tiene impigliate alcune informazioni e le rielabora). Dalla famiglia ospitante, ai corsi seguiti, dagli amici italiani, ai partner linguistici, dai luoghi visitati, al servizio svolto, dalla collaborazione a progetti particolari del programma, alla conoscenza della città/delle città, dallo studio della lingua alla frequentazione di associazioni, si offrono varie occasioni per raggiungere un quadro di riferimento culturale (sempre in fieri, anche e soprattutto dopo il ritorno negli Stati Uniti) della società italiana.

Il compito di ogni docente del programma è quello di dare strumenti utili di analisi e di riflessione sulla nostra comunità: non si insegna solamente la materia, si insegna l’idea e alcune caratteristiche del mondo-Italia che stanno dietro e dominano quell’ aspetto del sapere che stiamo affrontando in quel momento. Facendo così, lo studente si crea lentamente, ma costantemente, un tessuto/testo (una tela, appunto) in cui la trama e l’ordito funzionano insieme: alla fine del percorso la tela/il tessuto realizzato sarà indossato varie volte, riproposto in altre occasioni, arricchito con altre decorazioni (altri studi, altre esperienze in Italia o all’estero).

Un lavoro di questo tipo presuppone un notevole affiatamento fra i docenti, una buona macchina organizzativa, un inesauribile desiderio di rendere partecipi gli studenti della nostra società o di una parte di essa. Si può realizzare, a nostro avviso, in programmi molto flessibili, aperti e continuamente disposti a mettere in discussione i risultati raggiunti, sia positivi che negativi.

 

5. CONTENUTO

La terza voce della sigla FICCS comprende il campo dell’insegnamento, delle materie, dello studio all’estero vero e proprio. Siena Italian Studies offre una vasta gamma di discipline: dalla storia dell’arte, alla storia della lingua e della letteratura italiana, dalla sociolinguistica alla storia del costume, dallo studio dell’Opera alla storia dell’Europa. La peculiarità dell’approccio-metodo FICCS sta nel tentativo di sollecitare e sviluppare (se già non esistesse precedentemente) la competenza interculturale, come abbiamo visto, ma anche la sensibilità e la capacità, da parte dello studente, di rivedere e iscrivere i singoli contenuti delle materie in un panorama ampio e unito. Gli insegnanti preparano in anticipo il proprio sillabo in modo tale da tener conto di tutti i possibili riferimenti ai sillabi degli altri: lo studente dovrebbe, quindi, essere spinto da più parti a comprendere e a riflettere su alcuni temi presi in esame, notando i nodi di collegamento fra i contenuti delle diverse materie che sta studiando. Si vuole attivare, perciò, una competenza intertestuale che riesca a fornire un quadro di riferimento quanto più ampio e variegato possibile della cultura italiana, intesa, appunto, come Testo composto da molteplici fili di trama e ordito: ancora una volta, vale la metafora della tela del ragno. In questo caso, gli studenti ricevono gli strumenti (i fili, cioè i contenuti) per tessere la loro tela, sia in senso sintagmatico che paradigmatico. Il Testo (cioè l’insieme di tutte le discipline studiate) diventa una palestra in cui esercitare la possibile combinazione dei saperi orizzontalmente (sintagma) e verticalmente (paradigma), mantenendo l’obiettivo finale di estendere, in teoria senza limiti, il legame fra le materie e approfondendo sempre di più i tratti caratterizzanti quella disciplina.

Nel portfolio dello studente si vanno delineando, quindi, varie competenze: la competenza linguistica (che nella nostra realtà specifica è soprattutto di tipo socio-linguistico), la competenza testuale (che nasce dallo studio delle diverse discipline), la competenza interculturale (vivere in Italia a 360 gradi) e, infine, la competenza sociale che deriva dal particolare servizio svolto in alcune strutture presenti nella città.

 

6. SERVIZIO

Gli studenti americani (molti di loro già con alcune esperienze formative molto valide in questo settore) sono invitati a partecipare in prima persona a svolgere servizi sociali nel campo dell’assistenza medica, dell’educazione e dell’immigrazione. Abbiamo scelto questi tre campi d’azione perché simbolicamente rappresentano una parte importantissima della società italiana. Oggi, come sappiamo, le componenti sociali della comunità sono in continua e rapida trasformazione: l’Italia è passata ad essere da terra di emigrazione a terra di immigrazione; sono state riconsiderate le dinamiche dell’apprendimento scolastico alla luce di molte rivoluzioni culturali (internet fra tutte); stiamo passando da un’organizzazione rigidamente statale della sanità a un tentativo di mobilità privata dell’assistenza medica (non senza problemi, ovviamente). L’intento del nostro programma, l’unico in Italia che svolge questo tipo di attività riconosciuta a livello internazionale dalla prestigiosa istituzione americana IPSL (International Partnership for Service-Learning and Leadership), è quello di far percorrere ai nostri studenti un cammino (qualche volta ricco di ostacoli) attraverso questi settori di impegno sociale e umano, perché siano posti di fronte alle dinamiche vere di cambiamento della società italiana.

Il servizio che svolge lo studente (da un minimo di due ore, se iscritto al programma accademico tradizionale, a un massimo di 20 ore, se iscritto al programma di International Partnership) rappresenta comunque una parte essenziale dell’esperienza di studio e di lavoro presso Siena Italian Studies e non deve confondersi con un volontariato puro e semplice. È fondamentalmente basato sul concetto essenziale di reciprocità: lo studente offre un aiuto e un servizio a chi ha un bisogno, ma nello stesso tempo impara, dalle persone e dalle associazioni, elementi preziosi per costruire la propria competenza interculturale, entrando in contatto diretto con tutte le fasce della popolazione e rendendo molto più ricca e reale la sua capacità di comunicazione. Quindi, nelle scuole elementari e materne, nel servizio di mediazione interculturale presso le scuole elementari, nel servizio in ambulanza, nelle associazioni mediche di volontariato, alla bancarella alimentare, alla mensa dei poveri, nei dormitori, nelle associazioni di carità che distribuiscono vestiti e altri beni, nei laboratori medici, lo studente può veramente vivere situazioni di apprendimento uniche e stimolanti e farne tesoro per molto tempo. Inoltre, il servizio è accompagnato sempre da uno studio accademico che rispecchia l’esperienza fatta: abbiamo un vero e proprio corso, “Institutions in Society”, nel caso degli studenti di International Partnership; oppure uno studio accurato che affronta ed analizza il tema relativo al servizio prestato, nel caso degli studenti che seguono corsi accademici. La componente precipua di entrambe le modalità è quella riflessiva: gli studenti realizzano un diario dettagliato della loro esperienza, perché la scrittura riflessiva è parte essenziale e imprescindibile del metodo FICCS. La competenza sociale si registra e si attesta, perciò, anche nella competenza metalinguistica: ritorna inevitabilmente preponderante il ruolo dell’apprendimento linguistico, perché la lingua crea senso e identità, costruisce un mondo e lo rende visibile e condivisibile. Ecco perché studiare una L2 all’estero (specialmente per gli studenti americani) oggi, vuol dire soprattutto saper sperimentare situazioni di vita reale, misurarsi con l’altro in modo profondo, stabilire contatti (e possibilmente mantenerli) umani e sociali ad ampio raggio.

 

7. CHE COS’È IL SERVICE-LEARNING?

E' un metodo di insegnamento molto diffuso negli Stati Uniti (da circa trenta anni) in scuole di ogni ordine e grado: tale metodologia prevede lo svolgimento di una parte delle lezioni (in percentuale variabile, dal 20% al 50%) attraverso il servizio, fuori dall’istituzione scolastica o accademica, in vari ambiti della società (attività con disabili, anziani, bambini, ecc.).

A differenza del volontariato puro, ha come scopo principale l'educazione dei giovani in ogni settore della cultura. Dal Service-Learning deriva un enorme vantaggio sociale sia per i destinatari del progetto che per chi svolge il servizio. Lo studente, dopo una adeguata e propedeutica fase teorica, può lavorare realizzando i progetti elaborati in precedenza, comunque riflettendo, verificando e approfondendo continuamente il lavoro svolto.

La combinazione di ‘service’ e ‘learning’ non è automatica. Non dobbiamo pensare né che il solo ‘servizio’ sia sufficiente né che il ‘learning’ sia consequenziale al servizio, ma quando ciò avviene porta ad uno sviluppo individuale e della società più di quanto si possa immaginare.

Alcuni punti-chiave indispensabili per il successo di questo metodo sono:

  1. la riflessione critica sull’esperienza del servizio svolto;

2) la reciprocità di apprendimento tra chi fa e chi riceve il servizio;

3) l’attento bilanciamento di potere tra tutte le parti coinvolte;

4) il supporto sia ideologico che economico da parte delle istituzioni e delle organizzazioni.

Possiamo affermare che la pedagogia dell’esperienza su cui si basa il Service-Learning favorisce lo sviluppo del senso di responsabilità dei giovani che parteciperanno alla società attivamente ed eticamente, con un modo di pensare informato e critico.

Se il pensiero dell'individuo (Dewey) nasce dall'esperienza intesa come esperienza sociale, così per il Service-Learning il learning, l’apprendimento e la crescita individuali, nascono dal service condiviso, vissuto ed esperito all’interno della collettività.

Il Service-Learning dovrebbe, fra l’altro:

1) impegnare persone in azioni responsabili e di sfida per il bene comune (per esempio: aiutare persone con handicap, collaborare alla costruzione di una scuola in un paese sottosviluppato, ecc.);

2) fornire opportunità strutturate a chi fa il servizio affinché rifletta criticamente sull’esperienza del servizio (per esempio: partecipazione a seminari con altri studenti, redazione di un giornale, ecc.);

3) articolare chiari obiettivi di ‘Service’ e ‘Learning’ per ciascuno prima di iniziare l’attività (cosa si deve fare/ cosa si deve imparare);

4) permettere a coloro che ricevono il servizio di definire/individuare loro stessi i bisogni, quando è possibile;

5) chiarire le responsabilità di ciascuna persona e organizzazione coinvolte;

6) coinvolgere nel programma diversi popoli togliendo barriere e incoraggiando la partecipazione di persone di diverse etnie, razze, religioni, ecc.

Il Service-Learning, perciò, è un approccio all’apprendimento basato sull’esperienza, espressione di valori, arricchimento e sviluppo della comunità, scambio reciproco tra chi ‘serve’ e chi viene ‘servito’, tra i programmi educativi/accademici e le organizzazioni della comunità.

 

8. CONCLUSIONI

Le intenzioni e gli sforzi educativi che stanno alla base di FICCS cercano di andare verso una direzione fondamentale e necessaria per ogni studente: favorire lo sviluppo e il concretizzarsi di più competenze simultaneamente, da quella strettamente linguistica a quella sociale e interculturale. Per attuare questo progetto è importante sostenere l’apprendente in ogni fase della sua scoperta del mondo/lingua 2, rafforzare e ampliare le motivazioni esistenti, renderlo partecipe di una grande sfida che va compiuta insieme, raggiungere e superare nuovi obiettivi culturali. Il fine è quello di veder crescere un “cittadino” del mondo sempre più consapevole dell’infinito processo matetico che sta alla base di qualsiasi esperienza accademica e di Service-Learning.

 

 

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