L’apprendimento della lingua straniera

L’apprendimento della lingua straniera

Roma, Carocci 2007

I processi psicologici che sottostanno allo studio della lingua straniera costituiscono il focus dell’attenzione di Ferrari e Palladino, psicologhe dell’Università di Pavia. Spicca la sezione che riguarda il ruolo della memoria. Le autrici insistono, in particolare, su una questione che non è tenuta sempre in debita considerazione nella prassi didattica: l’aspetto cruciale che, nell’apprendimento della LS, assume la memoria fonologica a breve termine. In effetti, più il discente è in grado di ritenere e riprodurre fedelmente i fonemi della lingua, più prendono forma e solidità le basi lessicali della competenza comunicativa. Oltre alle abilità di codifica fonologica, valgono a discrimine del buon apprendente la capacità di associazione suoni-significati, la disponibilità a interrogarsi sulla natura grammaticale e l’ordine delle parole e, infine, il giudizio induttivo che guida i fenomeni di comprensione. L’insegnante capace sa, quindi: a) riconoscere fenomeni di difficoltà cognitive circoscritti o combinati, evitando di attribuirli a fattori emotivo-affettivi come la mancanza di motivazione (a titolo esemplificativo, per valutare l’attitudine alla codica fonetica, si può saggiare la capacità dell’individuo di riprodurre fedelmente i fonemi, di segmentare una parola nei fonemi che la compongono, di eliminare il fonema iniziale, intermedio o finale di una parola); b) agire attraverso un percorso graduale e ordinato (senza dare per scontata l’acquisizione di abitudini linguistiche per il semplice fatto di esporre gli alunni alla lingua); c) stimolare negli studenti, per quanto possibile, un atteggiamento attivo e attentivo, piuttosto che meccanico e passivo d) utilizzare più codici, in modo da favorire una ridondanza e strategie compensative (le autrici si soffermano, a tal proposito, a delineare i caratteri del format narrativo di Taeschner, il quale mette il bambino nelle condizioni di parlare in LS, avvalendosi anche dei linguaggi corporeo, musicale e iconico). Nel complesso il volumetto fornisce spunti interessanti ai fini di una didattica attenta alla variabili individuali. Allo stesso tempo c’è, però, da segnalare che alcuni temi, come la motivazione e le strategie, sono trattati in fretta e una certa superficialità; altri, come la metacognizione, sono completamente taciuti.

piroclastico@gmail.com
Università di Venezia

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