Aprile 2008  Supplemento alla rivista EL.LE - ISSN: 2280-6792
Direttore Responsabile: Paolo E. Balboni
La promozione e la didattica dell'italiano negli Stati Uniti d'America. A colloquio con Romana Capek-Habekovic di Franco Pauletto

ABSTRACT

Qual è la realtà dell’italiano all’interno del sistema accademico statunitense? Quali le sue prospettive? La professoressa Romana Capek-Habekovic, responsabile linguistica del programma di lingua italiana della University of Michigan di Ann Arbor, ci offre il suo punto di vista tracciando un interessante ritratto ricco di informazioni e di spunti di riflessione.

 

 

 

L’INTERVISTA

 

Professoressa Habeković, qual è la situazione dell’italiana nel sistema universitario statunitense?

 

Se ci atteniamo ai dati offerti dalla MLA (la Modern Language Association) nella sua ultima indagine periodica, lo stato di salute dell’italiano, all’interno del sistema universitario americano, è ottimo. Il numero di iscritti ai corsi di italiano è aumentato notevolmente dal 1960, anno della prima inchiesta, passando da 11.000 ai quasi 80.000 del 2006. Attualmente la nostra lingua si trova al quinto posto nella graduatoria delle più studiate, superata dallo spagnolo (di gran lunga la prima, con 823.000 iscritti nel 2006), dal francese (206.000), dal tedesco (94.000) e, anche se solo per qualche centinaio di studenti, dalla lingua dei segni (in crescita spettacolare dal primo anno di rilevamento, il 1990, con quasi 79.000 iscritti). È una situazione confortante, soprattutto se si considera che, mentre nel 1960 solo l’1,8% sul totale degli iscritti a un corso di lingue straniere studiava italiano (11.000 su 608.000), nel 2006 questa percentuale è salita al 5,1% (78.000 su 1.522.000).

La cosa più interessante da osservare è che, se la tendenza alla crescita di lingue con maggiore tradizione come il francese o il tedesco è piuttosto piatta (tra il 2002 e il 2006 + 2,2% per la prima e + 3,5% per la seconda), l’italiano cresce con percentuali a due cifre (+ 22,6% nello stesso periodo).

Io direi che possiamo guardare con un ragionevole ottimismo al futuro, anche se il panorama è in costante evoluzione e lingue come il cinese e l’arabo sono in fortissima ascesa; la politica internazionale e l’economia hanno un forte impatto anche sullo studio delle lingue, come dimostra l’esperienza della lingua russa che, dopo un’impennata di iscrizioni nel 1990 (quando arrivò a oltre 44.000 iscritti), si è stabilizzata su valori prossimi alle 24.000 unità l’anno.

 

E per quanto riguarda la University of Michigan? Come si è sviluppato nel tempo il vostro programma?

 

Il dipartimento di lingue e letterature romanze (RLL) del quale il nostro programma fa parte, è inserito nel quadro più ampio del College of Literature, Science, and the Arts (LSA), fondato nel 1841 e che ha attualmente circa 18.400 iscritti (dati del semestre autunnale 2007). Il dipartimento di lingue e letterature romanze ha oltre 4.100 sttudenti (dati del Winter Semester 2006) su un totale di circa 55.118 iscritti all’università (semestre autunnale 2006). Per ciò che concerne il programma di italiano, darò solo alcune eloquenti cifre: il numero totale degli iscritti ai nostri corsi è passato dai 275 del semestre autunnale 1992 ai 529 del semestre invernale 2006, con un aumento tendenziale non lontano dal 100%. Non possiamo non essere soddisfatti del risultato.

 

Che tipo di studenti segue i vostri corsi? Con quale tipo di motivazione?

 

Gli studenti che frequentano i corsi d’italiano all’Università del Michigan sono per la maggior parte quelli iscritti a Lettere. Questi studenti devono frequentare obbligatoriamente quattro semestri di una lingua straniera. L’italiano è una delle molte lingue tra cui possono scegliere. Quelli interessati a specializzarsi in Italiano (cioè a “major” in italiano), dopo aver esaurito il cosiddetto “requirement” di quattro semestri, continuano a seguire i corsi superiori di lingua e letteratura. In genere i nostri studenti sono molto motivati, per diverse ragioni: molti di loro sono d’origine italiana, alcuni studiano storia dell’arte rinascimentale e fanno ricerca in Italia e gli altri in genere studiano musica. L’italiano non è insegnato nelle scuole elementari e nei licei come per esempio lo è lo spagnolo, ma il numero di scuole che lo offrono agli studenti è in continua crescita. Nel Michigan ci sono due licei dove la nostra lingua viene già insegnata. Con la recente apertura presso la nostra università della cattedra per la certificazione in italiano, aumenterà il numero di insegnanti abilitati ad insegnare a livello liceale. Nonostante tutti gli ostacoli, sul piano nazionale il numero di studenti iscritti ai corsi d’italiano è in aumento. Il programma d’italiano all’Università del Michigan è uno dei più grandi negli Stati Uniti grazie ai suoi circa 1.200 iscritti annui.

 

Che tipo di corsi offrite

 

Il nostro dipartimento offre corsi di lingua dal livello elementare a quello avanzato oltre naturalmente ai corsi di cultura e di letteratura che coprono tutti i periodi storici. La metodologia che usiamo nell’insegnamento della lingua è quella comunicativa e contestuale e inoltre facciamo largo uso delle tecnologie, dato che abbiamo delle infrastrutture che permettono di applicarle all’insegnamento in classe.

 

Quali sono le prospettive per il futuro?

 

Il futuro del nostro dipartimento sembra veramente promettente perché il numero degli studenti iscritti, come ho già avuto modo di dire, è in continua crescita. Abbiamo anche due programmi in Italia, uno a Padova e l’altro a Sesto Fiorentino, che attirano molti studenti. Inoltre patrociniamo un club, chiamato Italianissimo, che viene gestito dai nostri lettori e dagli studenti e che contribuisce alla diffusione dell’interesse per la lingua e la cultura del nostro Paese. Siamo molto attivi nell’organizzazione di eventi che promuovono l’Italia, e quindi la presenza di lettori italiani è indispensabile per la crescita del nostro dipartimento. Cerchiamo anche di stabilire una cooperazione con le altre università italiane, come nel caso dell’Università di Padova, poiché crediamo che questo sia di beneficio per entrambe le istituzioni.

 

Chi sono gli insegnanti che lavorano presso il vostro dipartimento?

 

La maggior parte dei nostri insegnanti viene direttamente dall’Italia, ha già maturato una significativa esperienza nell’insegnamento dell’italiano e ha una buona conoscenza dell’inglese e dell’informatica. Adesso abbiamo otto lettori a tempo pieno e quattro professori di letteratura e di cinema. Inoltre, lavorano nel nostro dipartimento tre GSI (Graduate Student Instructors, ovvero “lettori-dottorandi”) che insegnano un corso a semestre ricevendo in cambio uno stipendio mensile e l’esenzione dal pagamento delle tasse universitarie: si tratta di un’ottima opportunità per raggiungere una formazione di alto livello ottenendo nel contempo una retribuzione. I nostri lettori in genere rimangono con noi diversi anni: la durata della loro permanenza dipende ovviamente sia dal tipo di visto di lavoro in loro possesso che dalla loro personale disponibilità.

 

Una domanda, infine, che riguarda la didattica: quali sono le eventuali difficoltà che un insegnante italiano può incontrare nel contesto universitario americano?

 

A prescindere da quelle che possono essere difficoltà ambientali e logistiche proprie della vita negli Stati Uniti (le grandi distanze, il clima spesso ostile nei mesi invernali, almeno nelle regioni interne, una socialità diversa rispetto a quella europea e italiana in particolare), insegnare in un college americano presenta vantaggi e svantaggi: tra i primi, annovererei senz’altro le dotazioni infrastrutturali dei dipartimenti, le loro disponibilità in termini di risorse e la grande professionalità del personale docente. Un iniziale problema per un insegnante non abituato a lavorare in questo tipo di contesto, può derivare dalla necessità di rispettare meticolosamente il sillabo del corso insegnato. In genere i programmi dei corsi sono molto dettagliati e devono essere insegnati rispettandone la progressione prevista, in modo che tutti gli studenti affrontino i periodici esami avendo raggiunto lo stesso livello di preparazione. Insomma, è necessario lavorare in perfetta sincronia con i propri colleghi. Alla fine questo si rivela un vantaggio, sotto tutti i profili.

Un docente d’italiano che abbia maturato un’esperienza di insegnamento in contesto europeo deve essere pronto ad accettare la sfida che pone un sistema molto diverso da quelli europei:

  1. i materiali adottati per i corsi sono prodotti negli Stati Uniti pensando ad un pubblico ben preciso (lo studente universitario “undergraduate”);

  2. la valutazione in itinere è un fatto che influenza fortemente la didattica (i nostri studenti devono affrontare almeno quattro esami intermedi, nel corso di un semestre, prima di arrivare all’esame finale);

  3. la frequenza dei corsi è pressoché obbligatoria (con quattro lezioni settimanali);

  4. lo studente è al tempo stesso un utente esigente.

Insomma, per una persona motivata e flessibile, l’insegnamento a livello di college si può rivelare un’esperienza estremamente formativa e gratificante.

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