Lingua, scuola e società. I nuovi bisogni comunicativi nelle classi multiculturali

Lingua, scuola e società. I nuovi bisogni comunicativi nelle classi multiculturali

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Trieste, Atti del Convegno (6-7/10/2006), Istituto Gramsci Regione FVG, 2007

Gli atti di questo convegno si inseriscono nell’ampio dibattito in corso sulla “scuola delle cittadinanze”. Il volume, a cura di Elena Pistolesi, è diviso in tre sezioni sui temi dell’insegnamento dell’italiano L2, la formazione dei docenti e l’evoluzione della lingua. Nella prima sezione, Cristina Lavinio riprende le Dieci tesi del 1975 (GISCEL) operando una riflessione critica sulla trasversalità disciplinare dell’educazione linguistica. Michele Cortellazzo, nell’articolo successivo, evidenzia i “cortocircuiti” tra evoluzione della lingua, percezione del cambiamento e staticità della norma, e le loro ripercussioni nel sistema educativo. Maurizio Della Casa, affronta il problema del come ricollocare le attività di scrittura proposizionale e le pratiche di lettura e discorsive nel curricolo scolastico di fronte all’espansione della scrittura “olistica” e poco strutturata negli spazi multimediali. Nella seconda sezione, Vincenzo Orioles conduce un’analisi corredata di dati statistici sui mutamenti dello spazio comunicativo ad opera delle nuove minoranze di immigrati, nel quadro della legislazione internazionale, italiana comunitaria e degli strumenti ad uso degli operatori. Edoardo Lugarini propone una riflessione sui bisogni degli allievi, sul curricolo e sulla formazione linguistica e professionale nei contesti plurilingue, a partire da uno sguardo sulla tradizione dell’istruzione linguistica e sull’italiano d’oggi. Paolo E. Balboni presenta una sintesi dei nodi critici caratterizzanti il mondo della formazione degli insegnanti di italiano L2, illustrando in modo propositivo un modello condivisibile di “conoscenza glottodidattica” e di formazione degli insegnanti per uscire dall’attuale situazione di anarchia. Graziella Favaro descrive l’apprendimento della L2 (specifico, in transizione e variabile) in funzione dei diversi percorsi legati alla biografia migratoria, linguistica, all’età e ai diversi tempi e bisogni, con la conseguente necessità di un “sillabo ibrido” e personalizzato. Cecilia Andorno affronta il tema della varietà dal punto di vista degli strumenti ad uso dell’insegnante come chiave interpretativa del repertorio del discente immigrato e della comunità nativa e di (ri)lettura dell’errore. Maria G. Lo Duca si ricollega alla questione del sillabo dal punto di vista di un inventario lessicale basato sull’integrazione degli approcci lessicografico, esperienziale e morfologico, con l’obiettivo di guidare l’autoapprendimento. Nella terza sezione, Maria Chini presenta una ricerca del 2002 sul repertorio (pluri)linguistico, le competenze e gli usi linguistici di 414 minori immigrati in Italia. Il saggio successivo di Lucia Di Lucca, Giovanna Masiero e Gabriele Pallotti è invece un case study di tipo qualitativo su una comunità marocchina in Italia, sulle sue percezioni del sé e sui diritti di conservare e di mutare la lingua di origine. L’ultimo articolo, scritto da Paola Giunchi, riporta l’analisi di un caso rappresentativo di interlingua (tratto da una conversazione di 65 minuti con un immigrato) sviluppatasi tramite acquisizione esclusivamente orale e spontanea.

loreguglie@yahoo.it
Università Ca'Foscari Venezia

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