Settembre 2012  Supplemento alla rivista EL.LE - ISSN: 2280-6792
Direttore Responsabile: Paolo E. Balboni
Che cos’è la Psicodrammaturgia Linguistica? A colloquio con Aurora Floridia. di Paolo Torresan

ABSTRACT

Laureatasi in Germania in Germanistica e Anglistica, Aurora Floridia è formatrice di Psicodrammaturgia Linguistica e ha seguìto tutto il suo percorso formativo presso i fondatori del metodo, Bernard e Marie Dufeu a Magonza, Germania.
Dal 2010 collabora attivamente come formatrice di PDL presso il laboratorio linguistico dell’Università di Vienna.
Sempre dal 2010 è assistente di Psicodramma per consulenza e conduzione di gruppi, con formazione effettuata presso l’Istituto di Psicodramma Szenen di Bonn/Colonia, Germania.
È presidente dell’Associazione Internazionale di PDL, con sede in Germania e titolare dell’Istituto acontatto, Lago di Garda.

 

L’INTERVISTA

Gentilissima dottoressa Floridia, la Psicodrammaturgia Linguistica è forse il meno noto tra gli orientamenti metodologici accomunati dall’etichetta “umanistico”, forse anche a causa della poca diffusione degli scritti di Bernard Dufeu. Ci può dire alcune caratteristiche fondamentali della Psicodrammaturgia Linguistica? Ci può spiegare i concetti e le operazioni cui rimanda il termine composto “Psicodrammaturgia”? E ancora qual è la marcia in più che una formazione in Psicodrammaturgia Linguistica può fornire a un insegnante desideroso di migliorare la sua competenza metodologica e aperto a nuove forme di insegnamento?

 

La Psicodrammaturgia Linguistica1 deve il suo nome a due delle fonti a cui Bernard e Marie Dufeu si sono inizialmente ispirati, lo psicodramma di Jakob Moreno e la drammaturgia.

Dallo psicodramma di Moreno nascono alcune tecniche fondamentali applicate su campo nei corsi di PDL, quali il doppio e lo specchio2, così come il concetto del ruolo dell’insegnante visto come “accompagnatore/assistente” e l’impianto teorico su cui si fonda la Psicodrammaturgia Linguistica, come per esempio la concezione dell’individuo, dell’incontro e dell’asse spontaneità-creatività, che qui di seguito brevemente illustro, per tratteggiare alcune caratteristiche fondamentali della PDL:

 

1. La concezione dell'essere umano, con la centralità dell’individuo3 visto in costante evoluzione, tendente per natura a porsi in relazione, facente parte di un tessuto relazionale e sociale in cui si riconosce e a cui partecipa con diverse modalità nel corso della sua esistenza. Da questo cardine concettuale deriva il principio applicato nella PDL di porre l’individuo al centro del processo di apprendimento e di rispettarlo nei suoi ritmi e tempi4, con l'aiuto di tecniche adeguate. Osservare questo principio agevola l’apprendimento che si nota spesso accelerare, rispetto a ritmi imposti.

L’idea dell’individuo in relazione si ritrova nella PDL nella elaborazione di Bernard Dufeu di una progressione relazionale, che si ritiene essere più vicina al naturale apprendimento della lingua madre e che pone l’individuo al centro del processo di apprendimento, quindi in senso progressivo inizialmente in relazione con se stesso, con l’altro, il gruppo e in forma ampliata con il macrocosmo sociale.

 

2. La concezione dell'incontro, per Moreno luogo di reciprocità, che supera i confini della semplice interazione, che diventa spazio di creazione relazionale di vitale importanza per ogni individuo, per cui la PDL pone l'individuo e l'incontro al centro del processo pedagogico.

Per permettere ciò la lingua straniera in sé diventa nella PDL veicolo necessario all'incontro, per mezzo del quale il corsista può relazionarsi e interagire con il gruppo. Non più dunque astratto oggetto di studio5, materia su cui si ragiona a meta-livello, essa viene prima vissuta e sperimentata, per rendere possibile la naturale e spontanea trasmissione di pensieri, riflessioni, impressioni personali degli apprendenti all'interno del contesto di apprendimento.

 

Foto 1. Incontro su diadi

 

Il corsista si identifica con ciò che esprime e in fasi iniziali, quando non ha ancora le parole per farlo, gli vengono date dal trainer, che segue l'impulso comunicativo del corsista e non lo anticipa6. L'identificarsi e il riconoscersi nell'atto espressivo fa sì che in un corso di PDL gli incontri siano reali e frutto di un atto spontaneo, in cui, tanto per citare un semplice esempio, le domande sono autentiche e sentite, non finalizzate al riscontro del grado di preparazione, le risposte e i commenti scaturiscono da un reale e sincero interesse ad esprimersi, a comunicare e interagire con l’interlocutore e il gruppo.

 

 

 

Foto 2. Doppio su impulso verbale

 

Foto 3. Doppio su impulso verbale

 

Nei corsi di PDL si riscontra, grazie a ciò, un alto grado di coinvolgimento e di attenzione che aiuta a sviluppare molte aree di apprendimento: si riesce a memorizzare meglio, a collegare il vissuto per poi situarlo anche in altri contesti, a sviluppare l'ascolto attento che permette di percepire e riprodurre meglio suoni, informazioni, a captare il senso e non solo il significato e a migliorare la comprensione globale.

Per identificarsi in ciò che esprime, il corsista deve essere messo nella condizione di poter scegliere cosa e come comunicarlo. Il trainer di PDL offre quindi un impulso7 o una cornice entro cui agire, che stimola il desiderio e la motivazione nel corsista di esprimersi o meno rispetto a questo impulso. Il trainer sostiene linguisticamente, assiste e accompagna il processo, fa un passo indietro per lasciare il protagonista al centro del processo di apprendimento.

 

Scegliendo i propri contenuti verbali, le parole con cui esprimere sensazioni pensieri, concetti,viene a cadere ciò che Bernard Dufeu chiama “la doppia alienazione”, in cui spesso si trova il corsista in un contesto di apprendimento di una lingua straniera convenzionale e cioè

  1. non è la sua lingua, poiché è una lingua straniera,

  2. non sono le sue parole, perché i contenuti vengono fissati esternamente, vedasi per esempio libri di testo o programmi predefiniti.

Questa doppia alienazione ha un impatto sulla motivazione, la memoria, la capacità di comprensione.

Nella PDL si cerca di ridurre la prima alienazione, rendendo la lingua più familiare, la seconda seguendo e sostenendo l’impulso espressivo dello studente.

Stabilire perciò un rapporto diretto con il parlante e i suoi enunciati facilita l’apprendimento della lingua straniera, quindi nella PDL lo sperimentare8(e questo a tutti i livelli di conoscenza della lingua) viene anteposto all’input grammaticale e lessicale e alla riflessione a priori. Ciò non significa che nella PDL non ci siano fasi di riflessione, esse piuttosto accompagnano lo sperimentare. Su richiesta del corsista e del gruppo vengono svolte esplicitamente, dopo che il vissuto può essere collegato ad una riflessione, che diventa a questo punto più mirata e di più facile comprensione.

 

3. L'importanza dell'asse spontaneità – creatività come forza propulsiva del progresso umano, presente in ogni essere umano a diversi stadi.

Moreno afferma che ogni essere umano è dotato di spontaneità ed è in grado di attivarla nelle relazioni con gli altri. La spontaneità favorisce l'emergere della creatività, entrambi fattori determinanti anche nell'apprendimento efficace e duraturo di una lingua straniera. Esse permettono infatti di sperimentare meglio e più a fondo la lingua, di associare e combinare in autonomia, di agire e reagire meglio a situazioni inedite, aiutano a trovare una risposta adeguata a situazioni inaspettate.

Secondo Moreno la spontaneità si può allenare e attivare poiché comunque in noi presente anche a livelli latenti, quindi la PDL si propone di sviluppare con tecniche mirate queste attitudini e ulteriori competenze in noi innate, che agevolano e permettono un apprendimento delle lingue più profondo e una reale interazione comunicativa, quali la ricettività, l’empatia, lo spirito di osservazione, l’ascolto attento, la presenza ela flessibilità.

Più precisamente la PDL segue nei corsi una traccia, data da un esercizio di attivazione (1. fase) che sensibilizza il corsista a livello attitudinale e linguistico all’attività principale (2. fase) che segue. Si svolge infine la riflessione (3. fase), in cui si discutono gli argomenti grammaticali, strutturali, lessicali, culturali precedentemente emersi.

 

 

Foto 4. Attivazione con un gruppo di adulti

 

Foto 5. Attivitazione con un gruppo di bambini

 

 

La seconda fonte ispiratrice di Dufeu è la drammaturgia, ma non intesa come fare teatro nel senso classico del termine. Nella PDL si trovano di fatto principi drammaturgici che creano risonanza nel corsista, i principi delle forze drammaturgiche9 utili alla preparazione e svolgimento di attività drammaturgiche di gruppo e che aiutano a scegliere i testi da utilizzare nei corsi, infine esercizi di attivazione che si ritrovano anche nella pedagogia teatrale.

Pure l’idea dell'utilizzo di maschere neutrali10 per l'approccio alla lingua orale nei primi giorni di un corso di PDL nasce dal mondo drammaturgico.

Un’altra importante fonte nella PDL e che personalmente considero un punto forza è il metodo verbo – tonale di Petar Guberina, grazie al quale Bernard Dufeu è riuscito a dare agli insegnanti strumenti concreti ed efficaci per la correzione della pronuncia, per permettere di lavorare sugli elementi prosodici e avvicinare lo studente alla melodia e al ritmo della lingua straniera, campi notoriamente trascurati nell'insegnamento delle lingue e che sono di fondamentale importanza nell'apprendimento globale di una lingua.

Dieci anni di esperienza diretta su campo, con apprendenti dai 5 agli 80 anni e nelle più disparate costellazioni, confermano quello che già avevo percepito durante il mio primo contatto con la PDL.

Essa non è soltanto un valido impianto teorico di carattere umanistico, ma mette veramente a disposizione dell’insegnante strumenti coerenti, tecniche e esercizi utili a superare barriere e difficoltà note, ma non ancora superate nel mondo dell’insegnamento, e aiuta l’insegnante a accompagnare il corsista a fare i primi passi nella lingua straniera fino a portarlo a livelli avanzati della lingua straniera, sia orale che scritta.

L’insegnante che frequenta quindi una formazione di PDL, a prescindere che la applichi in forma più o meno pura, ha i seguenti vantaggi:

  • Impara esercizi e tecniche concrete per lavorare sulla pronuncia, melodia e ritmo della lingua straniera.

  • Acquisisce tecniche che permettono una reale, autentica interazione e comunicazione nella lingua straniera. Trovano un metodo che riduce sensibilmente i blocchi inibitori. In parole semplici: fanno finalmente parlare i loro corsisti nella lingua straniera.

  • La grande flessibilità e adattabilità delle attività di PDL permette loro di adattare e applicare questo metodo in diversi contesti scolastici.

  • Amplia le proprie abilità creative. L’insegnante che attiva e attinge nella formazione alla propria creatività, diventando fantasioso nello sviluppare nuovi esercizi mirati alle effettive esigenze dei corsisti.

  • Lavora sulla percezione dei processi dinamici di gruppo, imparando a migliorarne la coesione, a gestire meglio il rapporto con gli studenti e il gruppo e a superare conflitti all'interno di essi.

 

Chiarissimo. Ci chiediamo: A un insegnante che si ritiene poco divergente o che comunque ha (/ha avuto) poca dimestichezza con le forme espressive, teatro incluso, quale raccomandazione si potrebbe lanciare?

La mia esperienza di formatrice mi porta a consigliare di avvicinarsi comunque al “proprio ritmo” a nuove forme di insegnamento, tanto come consigliamo di farlo ad un corsista che si approccia alla lingua straniera. Di considerare il tutto come un processo che porta ad aprirsi gradualmente a nuove esperienze metodologiche e didattiche e che comporta inevitabilmente il mettersi a confronto con se stessi e con le diverse forme espressive, sentite talvolta ‘estranee’, ‘inibitorie’, ‘nemiche’ rispetto alla propria esperienza didattica finora acquisita. Di viverle per analizzarle, di darsi il proprio ‘tempo’, per metabolizzarle.

Consiglio di aprirsi ad esperienze nuove e dirette su campo, di ‘sconfinare’, per creare nuovi confini e di considerare sempre l'adeguatezza metodologica: di chiedersi cioè se il metodo che applico è adeguato a me, quindi alla persona che insegna, alla propria concezione dell'apprendimento linguistico e al proprio modo di lavorare, se è adeguato per i corsisti e il gruppo, alle condizioni in cui ci si trova ad operare e agli obiettivi del corso.

Sembrerà banale, ma molte volte nuove forme espressive attirano molto e il loro valore è ormai ampiamente riconosciuto e apprezzato, ma poi non vengono applicate su campo per svariati motivi, non per ultimo anche per il timore di non essere all'altezza della performance, così lontana dai propri schemi conosciuti.

Anche qui suggerisco agli insegnanti di riscoprire il gusto nello sperimentare e di iniziare a proporre a gradi alcune attività, di calcolare margini di errore come parte fondamentale nel processo di apprendimento di un metodo: solo provando ripetutamente e in diversi contesti possiamo affinare tecniche e competenze nuove.

Consiglio inoltre di frequentare da partecipante corsi di lingua che propongono metodi alternativi. Questo aiuta a conoscere il metodo da dentro, per poi potersi calare meglio nei propri studenti. O di chiedere di assistere come insegnanti a corsi di lingua di questo tipo per sincerarsi dal vivo dell'impatto che questi hanno sui corsisti.

 

 

Il metodo, a suo dire, può essere applicato a tutti gli studenti, anche a coloro che sono più ritrosi a usare il movimento? Anche a coloro che, per ragioni culturali o personali, dicono (o fanno capire) che preferirebbero che l’aspetto “psico” fosse tenuto fuori dall’aula?

Ci tengo a precisare che nei corsi di PDL non si fa assolutamente terapia o “psico-attività” e che il termine “psico” è purtroppo fuorviante, presente nel nome per ricordare e onorare una delle fonti a cui si ispira la PDL.

Le tecniche dello psicodramma sono state adattate al contesto pedagogico, completamente spogliate della loro originaria dimensione terapeutica per aiutare piuttosto l’apprendente ad approcciarsi autenticamente e spontaneamente alla lingua orale, alla prosodia della lingua straniera e in seguito alla comunicazione vera e propria nella lingua straniera. Altre tecniche e principi vanno invece a sostenere l'apprendente a sviluppare quelle attitudini e talenti in noi innati che favoriscono l’apprendimento della lingua.

La PDL diventa quindi personale, nel senso che il corsista in qualità di persona decide cosa esprimere e comunicare, ma questo non va assolutamente confuso con l’entrare nella sfera intima dell’altro11. Diventa quindi di difficile, ma non impossibile, applicazione, con studenti i cui obiettivi linguistici esulano dalla comunicazione in sé nella lingua straniera, che considerano l'apprendimento un atto intellettuale, un apprendimento astratto, non finalizzato a un incontro, a una reale interazione12.

Per quanto riguarda invece la ritrosia di alcuni studenti ad usare il movimento, ma anche altre forme espressive, fino ad arrivare al nostro strumento espressivo per definizione/antonomasia, la voce, considero un punto di forza assoluto della PDL proprio il fatto di non voler forzare il corsista a usare il movimento o la voce in un determinato modo per esempio e secondo un determinato modello, o a obbligarli in giochi di ruolo in cui non si riconoscono, ad esporsi quando invece preferiscono ascoltare o osservare, a rispettare veramente i propri ritmi di apprendimento, di azione e reazione.

 

Foto 6. Specchio di movimento da parte del trainer

 

Foto 7. Movimenti spontanei durante un’attività con le maschere

 

In questo senso la PDL può venire vista anche come una pedagogia dell’offerta: io propongo per esempio un movimento che il corsista può riprendere, interpretare, ampliare o semplicemente astenersi dal sperimentarlo, senza per questo venire “giudicato” o sentirsi “escluso” dal gruppo.

Come trainer di PDL ho però degli strumenti che mi permettono, di far sentire lo studente a proprio agio nel contesto in cui si trova e gli permettono di sperimentare. Per esempio consistenti attività drammaturgiche non si svolgono mai all’inizio della vita di un nuovo gruppo, si svolgono invece quando si è stabilita una produttiva e serena atmosfera di gruppo con degli esercizi specifici di attivazione che creano il setting che possa farli sentire a loro agio.

Proprio questa è una delle caratteristiche che apprezzano i studenti nei nostri corsi. Di essere accettati così come sono e non paragonati ad un canone a cui ambire, di potersi approcciare a ciò che per loro è “straniero”, in questo caso anche un movimento, secondo le loro modalità. Molte volte viviamo corsisti decisamente spaesati all'inizio di un corso, per poi vederli muoversi e esprimersi cinque giorni con una tale naturalezza e a livelli nemmeno immaginati prima, perché insegnante e studente stesso hanno rispettato le sue tappe espressive.

Il metodo può venire applicato a tutti gli studenti, posta appunto la condizione che il trainer ne abbia considerato l'adeguatezza e in base a questa adattato alle esigenze del gruppo.

Tengo infine a sottolineare che la PDL non ha la pretesa di essere la soluzione a tutte le problematiche di apprendimento, ma intende contribuire a migliorare l'insegnamento delle lingue in genere e ampliare la competenza dell'insegnante.

 

Ci può suggerire qualche semplice attività psicodrammaturgica?

 

Nella PDL tutte le attività vengono vissute anche dagli insegnanti, per poterle coglierne il senso in tutta la loro interezza e perciò mi risulta difficile descriverne brevemente qualcuna. Un primo consiglio potrebbe essere quello di correggere la pronuncia di una parola o di una frase ripetendola non frontalmente, davanti al corsista, ma posizionandosi dietro di lui, vicino all'orecchio sinistro, per fargli percepire meglio i suoni e fargliela poi riprendere.

Consiglio anche di provare a seguire il principio della PDL: seguire invece che anticipare. Di calarsi nei panni dei corsisti, di ascoltare le loro necessità espressive, invece di imporre un programma predefinito, dopodiché di fornire loro il materiale linguistico che essi stessi segnalano di aver bisogno in quel momento.

Ciò è possibile paradossalmente anche in contesti scolastici con piani di studio molto vincolanti, cercando per esempio di percepire come si posizionano gli allievi rispetto ad un nuovo argomento presente in una lezione che si “deve” svolgere, chiedendo loro di dare voce a questa posizione, di fornire loro poi le parole per farlo nella lingua straniera, se ancora non le conoscono, ma che essi richiedono.

 

E a un insegnante che ne volesse sapere di più, quali indicazioni (anche bibliografiche) è possibile offrire?

Consiglierei di consultare:

  • il sito di Bernard Dufeu in tedesco, francese e inglese, a breve anche in italiano: www.psychodramaturgie.org, dove è possibile anche contattarlo direttamente,

  • il sito dell'associazione internazionale di PDL che informa anche su workshop e formazioni di PDL: www.pdl-verband.com

di leggere alcuni dei suoi scritti:

  • Dufeu, Bernard (1992): Sur les chemins d‘une pédagogie de l’Être. Mainz, Editions Psychodramaturgie (non più disponibile). L'edizione italiana di Bernard Dufeu, Verso una pedagogia dell'essere, 1998, Alpha Beta, è in versione ridotta e nel frattempo la PDL è stata ulteriormente sviluppata. È comunque acquistabile e introduce al metodo.

  • Dufeu, Bernard (1996): Teaching Myself. Oxford: Oxford University Press (non più disponibile).

  • Dufeu, B. (2003): Wege zu einer Pädagogik des Seins. Mainz: Editions Psychodramaturgie.

E poi consiglio di consultare il sito www.acontatto.com per mettersi in contatto con me e il mio staff in modo da ottenere informazioni su presentazioni, workshops, corsi di lingua o di formazione per insegnanti (il prossimo si svolgerà da ottobre 2012 a Malcesine).

 

 

Note

1In francese: Psychodramaturgie Linguistique, abbreviato per comodità in PDL.

 

2Il doppio nella PDL è una tecnica con cui il trainer sostiene linguisticamente il corsista, posizionandosi dietro di lui. Questa posizione assume anche un valore simbolico. Non essendo più di fronte, il trainer da dietro protegge, sostiene, segue. Lo specchio è una tecnica con cui il corsista può specchiarsi nel trainer e viceversa. Il trainer è normalmente seduto di fronte al corsista che riprende inizialmente a specchio sia i movimenti che le parole e che in fasi successive permette di far nascere dialoghi spontanei. Aiuta per esempio ad immedesimarsi nell’altro, a incoraggiare l’uso del movimento nella comunicazione, a migliorare la pronuncia e la melodia della lingua.

3Per dovere di completezza vedasi anche la concezione del processo di individuazione di Marie Franz, presente anche nella PDL in: C.G. Jung, L’uomo e i suoi simboli. 1979.

4Ciò significa non forzare il corsista a dover sapere qualcosa, ad esigere che egli impari o abbia imparato qualcosa, ma lasciargli il tempo di apprendere la lingua.

5Qui non si intende sminuire il valore di uno studio astratto. Si desidera però relativizzare la sua posizione e gli effetti nel processo di apprendimento.

6Un esempio è la tecnica del doppio su impulso verbale. Il trainer è in posizione di doppio, cioè dietro il corsista, alla sua sinistra. Dopo un impulso verbale del corsista, che può essere una parola o una breve frase detta spontaneamente nella lingua straniera, il trainer riprende quanto sentito, e immedesimandosi nella situazione e nel protagonista offre parole e frasi che il corsista potrebbe dire in merito se avesse il vocabolario per farlo. Il corsista riprende se desidera, secondo la sua personale risonanza con il materiale linguistico appena sentito.

7L’impulso può essere verbale, acustico, motorio, ma anche un testo scelto sulla base della risonanza nel gruppo, un’immagine, una frase o espressione del gruppo, o del corsista stesso.

8 Con sperimentare si intende mettere in atto una comunicazione, sostenuti dal trainer e all’interno di una cornice che agevoli la sperimentazione e dia sicurezza al corsista, non lo blocchi.

9 Vedasi a questo proposito: Souriau: Les deux cent mille situations dramatiques. (tradotto: Le duecentomila situazioni drammaturgiche). 1950

10Le maschere hanno la funzione di aumentare il grado di concentrazione nell'ascolto. Con le maschere il corsista si concentra meglio sulla voce del trainer e sente meglio anche la propria, percepisce con più precisione i suoni specifici della lingua, venendo a mancare la distrazione data da impulsi visivi. Hanno inoltre anche una funzione protettiva.

11 Per precisare il termine ‘personale’: nella PDL la comunicazione corrisponde spesso a dialoghi e conversazioni tipiche che abbiamo con conoscenti e persone con le quali si è tenuti ad interagire.

12 Qui rimando all’adeguatezza metodologica, per cui un insegnante si chiede a priori se il metodo è adeguato al corsista e ai suoi obiettivi.

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