Settembre 2008  Supplemento alla rivista EL.LE - ISSN: 2280-6792
Direttore Responsabile: Paolo E. Balboni
L'insegnamento dell'italiano in Bosnia Erzegovina di Francesca Rolandi e Lorenzo Guglielmi

ABSTRACT

L’insegnamento dell’italiano in Bosnia-Erzegovina gode al momento di un forte interesse da parte del pubblico, interesse che si allarga spesso alla cultura italiana. Anche se non sempre l’offerta è adeguata alla richiesta, si assiste a un trend in crescita in tutte le sedi dove l’italiano è stato attivato come insegnamento, con l’istituzione di nuovi corsi di laurea in Lingua e letteratura italiana e con un aumento numerico dei corsi di italiano come lingua straniera in diverse facoltà. Un aumento dell'offerta dell'insegnamento dell'italiano si registra anche nell’ambito delle scuole medie e superiori e in quello dei corsi serali. Le prospettive per il futuro sono pertanto ottimistiche. In questo articolo abbiamo preso in esame i casi di Sarajevo, Banja Luka, Tuzla e Mostar.

 

 

1. INTRODUZIONE

Quando ho iniziato a occuparmi dell'insegnamento dell'italiano in Bosnia Erzegovina il dato che più mi ha colpita è stato un fortissimo interesse, in particolare da parte delle giovani generazioni, per la lingua e la cultura del nostro paese. Tale interesse è senza dubbio in crescita, sebbene alle volte non sia adeguatamente sostenuto sul fronte istituzionale della promozione della lingua.

Il mio primo contatto con l’insegnamento dell’italiano in Bosnia è stato per così dire direttamente “sul campo”.

Sono arrivata a Sarajevo nel novembre 2007 per un progetto di una ong e, nel giro di alcuni mesi, mi sono trovata di fronte all'occasione di insegnare italiano, inizialmente come volontaria presso il Liceo Obala e successivamente presso il Centre Malraux dove sono stata insegnante.

Entrambe le esperienze sono state positive e decisamente gratificanti. Il mio ruolo presso il liceo è stato quello di lettrice in affiancamento al professore di lingua italiana e in tale veste ho organizzato le lezioni in modo da stimolare il più possibile i ragazzi alle abilità produttive orali, in modo da infondere loro la fiducia in sé stessi necessaria per impostare una forma basilare di comunicazione in italiano.

Si trattava di ragazzi che frequentavano il terzo e quarto livello del liceo a indirizzo linguistico (corrispondenti a una terza e quarta classe delle scuole medie superiori nel sistema scolastico italiano – con la differenza che in Bosnia le scuole medie superiori durano 4 anni e dunque il quarto livello e’ l’ultimo prima dell’esame di maturità) e che studiavano l’italiano come terza lingua straniera.

Ho da subito riscontrato un buon livello di base e mi è capitato di osservare come in studenti così giovani gli elementi della lingua italiana veicolati dalla cultura di massa (cinema, televisione, pubblicità...) spesso riflettono una pregressa familiarità con la nostra lingua e vanno facilmente a saldarsi con i primi elementi del sillabo che orientano l’insegnamento linguistico vero e proprio.

 

L’esperienza presso il Centre André Malraux è stata in parte diversa in quanto sono stata responsabile di organizzare i corsi di lingua italiana a livello intermedio e avanzato, che ho impostato in modo tale da fondere il più possibile i contenuti classici di un corso di lingua (quali gli aspetti grammaticali e sintattici, la comprensione scritta e orale, il lavoro di scrittura...) con gli aspetti comunicativi della lingua, utilizzando il più possibile strumenti multimediali.

Trattandosi di studenti con un livello complessivo di competenze linguistiche intorno a B1, ho proposto loro attività concernenti diversi aspetti della cultura italiana, spaziando dalla musica alla letteratura al cinema; in particolare gli studenti si sono dimostrati interessati a quei casi-studio “trasversali” ai differenti soggetti e passibili di approcci multidisciplinari.

Per citare qualche esempio abbiamo lavorato sull’attività artistica e sull’esperienza di vita di Pier Paolo Pasolini, rilette attraverso le sue opere letterarie e cinematografiche, e sui suoi legami con il contesto storico ma anche sociale e politico dell’Italia degli anni sessanta e settanta; sui legami tra le liriche di Fabrizio De André e la tradizione medievale della ballata; sull’impegno politico contro la mafia in Italia visto attraverso alcune “pietre miliari” del cinema e della letteratura (da Leonardo Sciascia a “I cento passi” di Marco Tullio Giordana, al recente “Gomorra” di Roberto Saviano).

Sono stata molto soddisfatta del livello di interattività creatosi, il che ha fatto sì che spesso fossero gli studenti a esprimere richieste e a proporre nuclei di interesse; la dimensione di interscambio è stata molto forte ed è stata molto formativa anche per me.

Un altro elemento sul quale mi sono soffermata a riflettere è la relazione instauratasi dal punto di vista linguistico tra la lingua italiana e quella francese; per molti studenti, infatti, lo studio della lingua italiana era successivo a quello della lingua francese e pertanto le strutture di quest’ultima, in quanto lingua romanza, riemergevano spesso nel momento dell’utilizzo dell’italiano e nelle strategie cognitive.

In particolare, la composizione di classe del corso avanzato - con 8 studenti di cui 5 bosniaci, 2 francesi e uno studente bosniaco rientrato in Bosnia dopo un soggiorno di 15 anni in Francia - mi ha dato l’occasione di riflettere su quanto le strutture della lingua madre e delle lingue precedentemente acquisite influiscano sull’apprendimento di una nuova lingua e su quanto le associazioni mentali automatiche siano di ciò debitrici.

Il bilancio di questa esperienza e’ stato dunque per me totalmente positivo e mi ha spinta ad allargare la mia visuale e ad informarmi sullo stato della didattica dell’italiano nella città dove attualmente vivo (Sarajevo) e più in generale in Bosnia Erzegovina.

 

2. L'ITALIANO A SARAJEVO: STORIA DI UN INSUFFICIENTE SUPPORTO E DELLE PROSPETTIVE POSITIVE PER IL FUTURO

La situazione nella città di Sarajevo, capitale della Bosnia Erzegovina e più grande centro urbano del paese, è un caso ben esemplificativo della già citata problematica: a fronte di un forte e crescente interesse per la lingua italiana, che nasce sia da prospettive concrete di un futuro impiego che da un genuino interesse culturale, si assiste a un insufficiente supporto, specialmente a livello accademico; va detto tuttavia che in questo settore si registrano tuttavia dei segnali positivi.

Tracciare una mappa dello studio delle lingue straniere a Sarajevo può essere a questo scopo indicativo. Dietro all’inglese, preponderante come prima lingua straniera, il tedesco si colloca al primo posto come seconda lingua straniera.

Tale scelta è dettata sia da un retaggio storico di lungo periodo che dalle conseguenze della guerra civile in Bosnia (1991-1995). Infatti, fin dal 1878, anno in cui la Bosnia è diventata un protettorato dell’Impero austro-ungarico, passando attraverso il 1908, anno in cui il paese è diventato formalmente parte di tale Impero, le relazioni con il mondo germanofono si sono sviluppate e hanno permeato diversi settori della vita culturale. Nell’era titoista (1945-1991), inoltre, vigeva una politica di relazioni internazionali e diplomatiche del tutto eccezionale, se paragonata agli altri Paesi socialisti. Il passaporto rosso jugoslavo dagli anni ’60 consentiva di viaggiare per il mondo senza problemi di visti. I problemi derivanti dagli squilibri economici interni vennero in parte ammortizzati (e camuffati) con la massiccia emigrazione in Europa occidentale, il che ha consolidato una rete di relazioni con il mondo germanofono, dove la comunità jugoslava costituiva una componente significativa dei migranti, accanto a quella italiana e a quella turca.

Durante i recenti eventi bellici, numerosi sono stati i cittadini bosniaci che hanno trovato rifugio in Germania, Austria e Svizzera, tra i quali 80.000 nella sola Germania (Fragai, 2006: 235). Esiste dunque un filo di continuità.

Dopo il tedesco, in ordine di importanza come seconda lingua straniera studiata si colloca il francese, che, sebbene non abbia così forti radici storiche, viene incentivato da un’ampia politica di investimenti nel settore culturale da parte del governo d’Oltralpe.

La difficile situazione economica del paese fa sì che lo stato dell’insegnamento delle lingue straniere (verso le quali esiste un notevole interesse) sia parzialmente plasmabile dall’esterno e dipenda dalle scelte dei rispettivi paesi madrelingua (Fragai, 2006: 236).

 

In questo panorama l’italiano gode senz’altro di un forte appeal, ma viene in parte penalizzato dalla preponderanza delle altre lingue. Quello che il lettore ministeriale Daniele Onori ha sottolineato è stata la carenza di investimenti nel settore della promozione linguistica, che viene bene esemplificata dall'assenza di un Istituto italiano di cultura in Bosnia Erzegovina; tale elemento differenzia profondamente la situazione bosniaca da quella delle principali repubbliche della ex Jugoslavia1, Serbia e Croazia.

Ciò ha portato alla paradossale situazione per cui a Sarajevo un centro culturale francese – il Centre Malraux – si fa promotore e organizzatore di corsi di lingua italiana. Nonchè alla difficoltà oggettiva di reperire materiale in lingua italiana nella capitale bosniaca, sia nelle librerie che nelle biblioteche.

Come ha ben descritto il prof. Jasmin Džindo in un precedente saggio2, l'insegnamento dell'italiano a livello accademico è nato all'interno della facoltà di Lettere e filosofia di Sarajevo nel 1954, nell'ambito del dipartimento di Romanistica, collegato all'insegnamento della lingua francese. Un salto di qualità si è avuto nel 1978, quando è stata creata una vera e propria cattedra di Italianistica e il curriculum di studi della lingua italiana è stato portato a 3 anni (6 semestri). In seguito alla guerra e alla fuga di parte del personale docente, l'insegnamento dell'italiano è stato ridotto alla durata di 2 anni, fino all'anno accademico 2006/2007, quando, in accordo con la riforma universitaria di Bologna, è stato creato il corso di laurea in Lingua e letteratura italiana, della durata di 5 anni, pur sempre legato a quello di Lingua e letteratura francese. Al momento gli studenti iscritti a ogni anno accademico oscillano tra 10 e 20, ai quali vanno aggiunti una quindicina di studenti fuori corso. Il monte ore settimanale di lezioni è di circa 10 ore, suddivise tra lingua e letteratura, con lezioni di tipo frontale.

Per quanto riguarda le altre istituzioni che offrono corsi di lingua italiana spiccano a Sarajevo la Società Dante Alighieri e il già citato Centre Malraux. La prima ha iniziato la sua attività nel 2003 e offre 6 corsi che coprono i livelli da A1 a C1 degli esami Celi- Cils, per un totale di 40-45 iscritti. I corsi si articolano in 2 semestri, per un ciclo di 30-35 lezioni di 90 minuti, con una frequenza di 3 ore alla settimana. L'insegnamento dell'italiano al Centre Malraux, invece, è iniziato nel 1997 e si articola attualmente in 6 livelli, con una frequenza di 3 ore alla settimana per un totale di 60 ore a semestre. Durante l'estate vengono spesso organizzati corsi intensivi.

Anche in alcune scuole sarajevesi si insegna l'italiano: al I, al II, al III e al V Ginnasio (il termine liceo italiano), al Liceo Obala e alla scuola media Hasan Kaimija.

Per dare qualche numero, presso il Liceo Obala e presso il I Ginnasio l'insegnamento dell'italiano come terza lingua straniera (iniziato in entrambi i casi nel 2003) è curricolare e comporta 2 ore di lezione settimanali al terzo anno e 4 ore al quarto anno; nel primo caso gli studenti coinvolti nell'anno accademico 2007/2008 sono stati 92, mentre nel secondo 124. Per le scuole esiste la possibilità di usufruire di limitati fondi offerti dal Ministero degli affari esteri italiano per il “Mantenimento della cattedra”, che possono essere spesi, a discrezione delle scuole, per l'aggiornamento professionale dei docenti, per l'acquisto di materiale didattico o per l'istituzione di borse di studio rivolte agli studenti per la frequenza di corsi estivi in Italia.

Non va inoltre dimenticata l'Accademia di musica di Sarajevo, dove l'insegnamento dell'italiano gode di una lunga storia ed è curricolare per gli studenti di Canto lirico (una decina all'anno), per i quali sono previste 2 ore di lezioni alla settimana.

A Istočno Sarajevo - la parte est della città compresa nella Republika Srpska (una delle due entità nelle quali si divide la Bosnia Erzegovina) - l'italiano viene insegnato presso l'Accademia di musica di Lukavica per i dipartimenti di Canto lirico, Teoria musicale e Strumenti vari. Gli studenti si aggirano sulla cinquantina.

 

3. BANJA LUKA E IL RAPIDO SVILUPPO DELL'ITALIANO

All’interno della Bosnia senza dubbio la realtà più significativa per l'italianistica è Banja Luka, capitale amministrativa della Republika Srpska. In tale città è presente un corso di laurea in Lingua e letteratura italiana (collegato al corso di laurea in Lingua e letteratura serba) all’interno della Facoltà di Filosofia, che conta attualmente 240 studenti suddivisi in 4 anni accademici.

L'insegnamento dell'italiano presso l'ateneo di Banja Luka è iniziato nel 1998 con corsi serali all'interno dei locali della facoltà di Scienze matematiche e naturali, che fin dalla prima edizione hanno contato ben 200 iscritti. L'anno successivo l'italiano è stato introdotto come lingua straniera nel corso di laurea di Scienze del turismo finché nel 2003 è stata fondata la cattedra di Lingua e letteratura italiana, che presiede a un percorso accademico unico in Bosnia. Al momento corsi di italiano come lingua straniera sono attivati presso 14 dipartimenti della facoltà di Filosofia e presso il dipartimento di Canto lirico dell’Accademia delle belle arti; tale insegnamento si articola in 2 ore di lezioni settimanali e coinvolge circa 700 studenti.

L’attività legata all’italianistica a Banja Luka e’ profondamente legata alla figura del lettore Danilo Capasso, giunto nel 1998, con alle spalle un dottorato in Lingue e letterature slave presso l’Università degli studi di Milano. Capasso si è dedicato alla promozione della cultura italiana a Banja Luka, attraverso il suo impegno accademico, traducendo opere di prosa e poesia italiana e facendosi promotore dell’associazione Marco Polo, fondata nel 2000 insieme ad alcuni studenti dei corsi serali.

Tale associazione, che ha lo statuto di Ong, si propone come fine la promozione della cultura italiana in Bosnia Erzegovina e della cultura bosniaco-erzegovese in Italia attraverso l’organizzazione di concerti, mostre, presentazioni di libri, ecc.

La Marco Polo è anche casa editrice con all’attivo 7 pubblicazioni e si autofinanzia attraverso l’organizzazione di corsi serali di lingue straniere; a questo proposito il corso di lingua italiana, articolato in 4 livelli, è frequentato da circa 600 studenti, per una durata di 2 ore settimanali su base annuale. Per quanto riguarda i progetti futuri si sta attualmente lavorando a nuovi sviluppi in ambito sia scolastico che accademico. Nel primo caso si sta portando avanti il progetto di creare 2 sezioni di un liceo in cui tutte le lezioni verranno tenute in lingua italiana (al momento esiste una sezione di liceo nella quale l'italiano è la seconda lingua straniera) e a questo proposito si stanno attuando delle politiche di formazione del personale docente. Si prospetta anche un insegnamento più massivo dell'italiano nel sistema scolastico locale. A livello accademico si prevede di sganciare dal corso di laurea in Lingua e letteratura italiana l'insegnamento della letteratura serba dal curriculum di studi, mantenendo quello della lingua serba. Si lavora inoltre alla creazione di un dottorato in Italianistica, che sarà realizzato in collaborazione con l'Università per stranieri di Siena e con l'Università degli Studi di Bari3.

 

 

4. FOCUS SU ALTRI DUE CASI: TUZLA E MOSTAR

Un’altra interessante realtà in Bosnia Erzegovina è quella della città di Tuzla. Qui i corsi di italiano sono iniziati nell'anno accademico 2004/2005, con l'arrivo di un lettore ministeriale e nell'ambito di un progetto volto a promuovere gli investimenti italiani in Bosnia Erzegovina e in particolare nel cantone di Tuzla e a favorire le possibilità di impiego per i laureati bosniaci, sia presso le imprese italiane operanti in Bosnia che in Italia. Come ha ben spiegato Silvia Trogu, lettrice presso l’università di Tuzla, “questi obiettivi spiegano la struttura peculiare fin qui assunta dai corsi di insegnamento di lingua italiana a Tuzla: invece di essere confinati nell'ambito della facoltà di Lettere e filosofia, i corsi di italiano sono stati aperti agli studenti di quasi tutte le facoltà, con particolare attenzione a quelle tecnico-scientifiche ed economico-manageriali”4. I corsi, diventati curricolari nel 2007, sono interfacoltà e prevedono un insegnamento di 2 ore settimanali. Gli studenti partecipanti erano 261 nell'anno accademico 2007/2008, ai quali vanno aggiunti i 25 di un corso facoltativo di italiano organizzato presso il Business start-up center dell'università. A Tuzla, inoltre, un corso serale di italiano viene organizzato ormai da 3 anni, e si tiene attualmente presso l'associazione Dom Mladih; conta 25 iscritti, per i quali sono previste 4 ore di lezione settimanali. Da 2 anni a questa parte, inoltre, vengono organizzati dei corsi di italiano per il turismo, finalizzati a fornire la preparazione necessaria per dei tirocini effettuati negli alberghi della riviera romagnola. Nell'anno scolastico appena terminato si sono registrati due corsi, il primo rivolto a diplomati della scuola alberghiera e a persone socialmente svantaggiate (29 iscritti, 80 ore di lezione), il secondo rivolto a diplomati iscritti nelle liste del locale ufficio di collocamento (49 iscritti, 100 ore di lezione).

La prof.ssa Trogu si è occupata anche dei processi di riconciliazione in Bosnia e ha presentato il positivo esempio della città e del cantone di Tuzla come realtà di non-divisione e come luoghi tuttora portatori di un’antica tradizione di multiculturalità, sebbene siano stati investiti dai tragici avvenimenti bellici (Trogu, 1995).

Può succedere anche che dei corsi di italiano forniscano una spinta a organizzare delle attività comuni in realtà ancora divise a 13 anni dalla fine della guerra. Diversi progetti pilota sono stati portati avanti in Bosnia e hanno dimostrato come, al di là delle numerose difficoltà oggettive, l’apprendimento delle lingue straniere possa giocare allo stesso tempo come un fattore che favorisca la riconciliazione. Un progetto di questo tipo è stato sviluppato di recente a Mostar, dove le divisioni tra la parte della città a maggioranza musulmana e quella a maggioranza croata sono ancora molto forti e si esprimono in una separazione degli spazi sociali, dalle strutture scolastiche agli ospedali. Con il supporto di Arcs (Arci cultura e sviluppo) e dell’Adsl (Agenzia di democrazia locale) di Mostar sono stati organizzati dei corsi di italiano nel Centro interuniversitario rivolti a studenti dell’Univerzitet Džemal Bijedić a maggioranza musulmana e dello Sveučilište (termine croato per indicare “università”) a maggioranza croata. Oltre all’aspetto didattico, tali corsi – che si sono articolati in due livelli di base ed in uno avanzato per la durata media di 50 ore – hanno raggiunto lo scopo di portare insieme giovani che nella vita di tutti i giorni hanno pochissime occasioni per incontrarsi. Ad ogni livello hanno partecipato in media una decina di studenti.

 

5. CONCLUSIONI

Questa mappatura dell’insegnamento dell’italiano in Bosnia non ha la pretesa di essere esaustiva a causa delle difficoltà incontrate nel reperire alcuni dati.

Tuttavia, si vuole qui tracciare un affresco della situazione attuale e delle prospettive future.

L’insegnamento delle lingue straniere è al momento uno dei nuclei di interesse più forti nel paese e trova una buona rispondenza nell’alta motivazione riscontrata negli studenti.

In generale si è riscontrato un forte interesse del pubblico per l’apprendimento dell’italiano, basato sia sulle concrete prospettive di impiego future (sostenute dalle crescenti relazioni tra il nostro paese e la Bosnia Erzegovina) sia su un puro interesse per la cultura italiana. Il livello dell’insegnamento si e’ rivelato quasi ovunque di alta qualità, anche grazie alla presenza di insegnanti bosniaci giovani e motivati che, avendo spesso trascorso diverso tempo in Italia, hanno un’ottima padronanza della lingua. Nella maggior parte dei casi alla mancanza veri di laboratori linguistici si cerca di supplire attraverso l'uso di materiale audio-visivo (cd, proiezione di film, dvd interattivi...). Le situazioni locali sono profondamente differenti tra loro e ciò è imputabile sia alle diverse vicende storiche sul lungo periodo sia a quelle più recenti, nonché al contesto socio-politico attuale.

In tutti i casi, tuttavia, si riscontra un trend positivo per la nostra lingua, un aumento numerico degli studenti e la nascita di nuove iniziative, sia a livello istituzionale (con l’ampliamento dell'offerta accademica e con la crescente diffusione dell'italiano nelle scuole), sia grazie a spinte provenienti dal basso (attori non governativi che organizzano corsi di italiano nell’ambito di un generale intervento di promozione culturale oppure, come nel caso di Mostar, di interventi mirati alla riconciliazione di comunità divise).

Mentre il caso di Sarajevo è esemplificativo degli sforzi attuati dal personale docente per uscire da una situazione di stallo, i casi di Tuzla e in misura maggiore di Banja Luka sono degli esempi di una politica di promozione culturale della nostra lingua attuata con successo.

 

 

BIBLIOGRAFIA

DŽINDO, J., 2006, Bosnia Erzegovina. Sarajevo, Banja Luka, Tuzla: sempre più corsi di italiano, in Bollettino Itals, annuario 2006, pp. 225-229.

FRAGAI, E., 2006, Bosnia Erzegovina. Cooperazione e sviluppo viaggiano con l’italiano, in Bollettino Itals, annuario 2006, pp. 231-245.

TROGU, S., 2005, Il Paese delle città divise, http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/4263/1/51/

 

 

 

 

1 Da una conversazione avvenuta con il prof. Daniele Onori nel giugno 2008.

2 Cfr. (Džindo, 2006: 225-226).

3Da una conversazione avvenuta con il prof. Danilo Capasso nel luglio 2008.

4Da una conversazione avvenuta con la prof.ssa Silvia Trogu nel luglio 2008. 

 

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