Settembre 2008  Supplemento alla rivista EL.LE - ISSN: 2280-6792
Direttore Responsabile: Paolo E. Balboni
Nomi di parentela in croato e italiano. Esempi di diversa articolazione della realtà di Sandra Mardešic e Nada Županovic

ABSTRACT

 

Partendo dalle ben note premesse teoriche dell’ipotesi di Sapir-Worf, in questo articolo ci concentreremo sull’esempio dei nomi di parentela in italiano e in croato (singenionimi) per illustrare come lingue/culture diverse articolano in modi diversi la realtà. Saranno analizzate le differenze e le difficoltà che si possono riscontrare nel processo di traduzione da un sistema linguistico nell’altro con particolare attenzione al problema della polisemia.

L’analisi del questionario compilato dai partecipanti (informant) dimostrerà l’estensione dei cambiamenti nella lingua croata contemporanea sotto l’influsso della tendenza di semplificazione del sistema dei nomi di parentela.

 

 

 

 

1. INTRODUZIONE

 

Partendo dalla nozione che ogni lingua umana determina a proprio modo la realtà sociale in cui viene usata, arriviamo alla conclusione che la lingua articola il mondo di un essere umano in modo significativo, ossia, determina la percezione del mondo del parlante. Così, pur parlando della stessa cosa, croatofoni e italofoni avranno concetti mentali diversi. Questa nozione antropologica ed etnolinguistica è stata elaborata da Sapir e Worf, i quali hanno ipotizzato che la lingua determina la realtà in misura tale che i parlanti percepiscono il mondo (Sapir, 1958: 69; Worf, 1956:29) attraverso le sue norme1. Accettare la loro ipotesi letteralmente significherebbe negare la possibilità di comunicazione, ma dall’altro lato è indubbia l’attendibilità dei concetti fondamentali di questa premessa e i nomi di parentela sono uno degli esempi migliori per sostenerla.

In quest'articolo si tenterà di illustrare i cambiamenti nel sistema dei nomi di parentela croato. Il sistema contemporaneo croato sarà comparato con gli equivalenti italiani. I dati sui nomi di parentela usati dai giovani parlanti di croato sono stati raccolti tramite questionario.

 

 

2. SISTEMA DEI NOMI DI PARENTELA IN CROATO E IN ITALIANO

 

Linguisti ed etnologi stanno trattando il tema del sistema croato dei nomi di parentela già da tempo. A partire dall’opera di Mate Hraste nel 1956 “Nazivi za rodbinu u svojtu” (“Termini di parentela e del parentado” - con riferimento a quelli che si acquisiscono col matrimonio), seguita dai numerosi studi di Franjo Tanocki i quali hanno portato nel 1986 alla pubblicazione del “Dizionario dei nomi di parentela” (“Rječnik rodbinskih naziva”), si è tentato di descrivere lo stato attuale con suggerimenti sull’uso corretto e con nozioni sui cambiamenti linguistici indotti dai mutamenti sociali.

Il sistema dei nomi di parentela riflette una certa struttura dei rapporti nella società che ne fa uso ma anche i cambiamenti sociali e culturali correnti nella comunità linguistica di riferimento (Tanocki, 1986 : 34)2.

Il sistema italiano dei nomi di parentela si è sviluppato dal sistema latino, il quale risulta alquanto più semplice se paragonato ai sistemi delle lingue slave. Nel passaggio dal volgare alle lingue romanze (neolatine) il sistema italiano è passato a una fase ulteriore di semplificazione (Ulmann, 1983: 144) 3.

Nello standard italiano contemporaneo si utilizza solo un termine per indicare lo stesso grado di parentela per ambedue i rami della famiglia, quello maschile e femminile, mentre la distinzione del genere viene data dall’uso del morfema denotante la qualità del genere ( esempio: suocer-o, suocer-a).

L’esempio più appropriato a dimostrare le differenze tra il sistema dei nomi di parentela croato e italiano sono i termini zio/zia i cui significati integrano i significati di tre coppie di parole croate nettamente separate oppure l’esempio di suocero/ suocera i cui significati incorporano i significati di due coppie del loro parziale equivalente croato4.

(Tabella 1 e 2)

 


tetak

ujak

stric

=

zio

teta

ujna

strina

zia


Tabella 1
 

 


tast

svekar

=

suocero

punica

svekrva

suocera


Tabella 2

 

Questi esempi illustrano la differenza di base: i nomi di parentela croati dipendono dalla linea materna o paterna di parentela a cui si riferiscono e pertanto non esiste un’equivalenza precisa con la terminologia italiana, nella quale i termini non cambiano sulla base degli assi patrilineari e matrilineari della famiglia. Queste sono differenze concettuali che generano difficoltà nel processo di traduzione dall’italiano al croato perché non si può sempre avere la certezza sul termine giusto in croato senza un contesto più ampio.

 

 

 

3. CAMBIAMENTI NEI CAMPI SEMANTICI DEI RAPPORTI DI PARENTELA IN CROATO

 

Dalla seconda guerra mondiale ai giorni nostri il sistema croato dei nomi di parentela è stato attraversato da cambiamenti che illustrano una tendenza alla semplificazione.

Grazie alle grandi migrazioni dalla campagna verso le città e all’abbandono delle vecchie forme di vita, un grande numero di termini usati per descrivere i membri di famiglia allargata sono diventati ridondanti. Già negli anni Settanta i linguisti avvertivano la riduzione del sistema, ma nei decenni successivi questo fenomeno si sarebbe diffuso sempre più. Le manifestazioni allora osservate, oggigiorno sono universalmente accettate come standard croato contemporaneo. Uno degli esempi ben noti sono i termini bratić e sestrična, i quali hanno rimodellato con il loro cambio di significato l'ordine interno dell'intero sistema. La loro neo - acquisita qualità polisemica ha reso ridondanti tutti i termini precedentemente usati e, allo stesso tempo, il luogo che questa coppia aveva nel sistema ha lasciato uno spazio vuoto per altri termini meno marcati. Nel loro significato originario “figlio del fratello” e “figlia della sorella”, bratić e sestrična erano solo due termini di una lunga lista di parole denotanti il figlio della persona indicata dalla radice del derivato: bratić/bratična (figlio/figlia del fratello), sestrić/sestrična( figlio/figlia della sorella), tetkić/tetkična (figlio/figlia della zia), stričević/stričevićna (figlio/figlia dello zio paterno), ujčević/ujčevična) (figlio/figlia dello zio materno). Comunque i termini bratić e sestrična hanno esteso il perimetro del loro significato semantico e hanno cominciato ad includere anche i significati figlio e figlia dello zio /zia5 (Tanocki, 1976-1977: 122), spingendo fuori uso le parole tetkić/tetkična, stričević/stričevićna, ujčević/ujčevična.

Una coppia semantica più neutrale nećak/nećakinja (il/la nipote), che prima indicava solamente il rapporto figlia della sorella e figlio dello zio ha preso il posto svuotato. Tanocki considera questi cambiamenti motivati dalla “tendenza al conformismo linguistico” e avverte che questo “danneggiamento del sistema” può portare “alla dissoluzione dell’intero sistema per questo livello di parentela (…) perché si potrebbe ridurre a sole coppie bratić/ sestrična, nećak/nećakinja”6 (Tanocki, 1976- 1977: 122, Anić, 1998:82).

Si trattava di una descrizione esatta della situazione odierna per questo livello di parentela nello standard croato ( Tabelle 3 e 4) :

 

 

 

prima

dopo

Stričević

(figlio dello zio paterno

Ujaković

(figlio dello zio materno)

Tetkić (po ocu)

(figlio della zia paterna)

Tetkić (po majci)

(figlio della zia materna)

bratić

sestrična

Stričevična

(figlia dello zio paterno)

Ujakovična

(figlia dello zio materno)

Tetkična (po ocu)

(figlia della zia paterna)

Tetkična (po majci)

(figlia della zia materna)

Tabella 3

 

 

 

prima

dopo

Sinovac

Figlio del fratello rispetto alla persona maschile

bratić

Figlio del fratello rispetto alla persona femminile

sestrić

Figlio della sorella rispetto alla persona femminile

nećak

Figlio della sorella rispetto alla persona maschile

nećak

nećakinja

Sinovica

Figlia del fratello rispetto alla persona maschile

 

bratična

Figlia del fratello rispetto alla persona femminile

sestrična

Figlia della sorella rispetto alla persona femminile

nećakinja

Figlia della sorella rispetto alla persona maschile

Tabella 4
 

 

 

Il cambiamento descritto ha reso la struttura di queste due parti del sistema uguali alle loro rispettive parti italiane in cui i termini il/la nipote denotano il rapporto “figlio o figlia del fratello o sorella”. Di conseguenza tutte le precedenti difficoltà di traduzione sono scomparse7:

 

 

 


nećak

=

il nipote

 

nećakinja

la nipote

 

 

 

 

 

 


 


bratić

=

il cugino

sestrična

la cugina

 

 

 

 

 

Tabella 5

 

Le tendenze di semplificazione hanno avuto un forte influsso anche sui cambiamenti dei termini che riguardano i rapporti di famiglia matrimoniali8. Grazie ai cambiamenti sociali già menzionati, i termini specifici per ogni tipo di rapporto sono diventati ridondanti. Questi fenomeni hanno dato la possibilità ai due prestiti šogor e šogorica di penetrare nel sistema e, grazie al loro significato neutrale e all’estensione semantica di largo perimetro, i termini menzionati hanno ricoperto tutte le parti del sistema dei termini tradizionali9 (Klaić 1990: 1301), prima diviso in modo così ordinato. Già nel 1956 Hraste10 (Hraste, 1956:2) avvertiva l’uso dialettale dei termini šogor/šogorica nelle regioni di Slavonija e Zagorje ed ha anche accennato che un analogo processo di semplificazione stava accadendo anche nella regione costiera della Dalmazia, nella quale questo tipo di rapporto è di solito denotato dall’italianismo kunjad – a (it. cognato-a). Questo dimostra che la tendenza di semplificazione era già da allora presente su tutto il territorio croatofono, ma con l’uso di strumenti linguistici diversi, prevalentemente prestiti dalle lingue vicine. Nonostante le raccomandazioni dei linguisti di usare ”termini popolari con significati separati e più precisi” 11 (Tanocki 1975-1976:30), l’uso delle parole šogor e šogorica ha superato le frontiere dei dialetti regionali, entrando nello standard croato12 (Tanocki 1986: 57). (Tabella 6).

 


djever

šurjak

šogor


 


zet

svak

pašanac

šogor


 


nevjesta

svastika

zaova

šogorica


 

Tabella 6

 

L’uso dei termini šogor e šogorica ha pareggiato il numero dei termini dei nomi di parentela nello standard croato con quelli italiani e in questo modo anche ha eliminato le ambiguità nelle traduzioni.

Dagli esempi finora citati si può concludere che i cambiamenti del sistema croato sono estensivi e diffusi. La seguente ricerca cercherà di stabilire la forma attuale del campo semantico della terminologia della parentela in lingua croata nelle percezioni dei parlanti giovani - il gruppo che più facilmente accetta o crea cambiamenti linguistici. Dato che tutti i nostri informant sono accomunati dal fatto di parlare l’italiano come lingua straniera/seconda, si cercherà di esaminare l’eventuale influsso dell’italiano (standard o dialettale) sulle loro scelte lessicali.

 

 

4. RICERCA SUL SISTEMA CONTEMPORANEO DEI NOMI DI PARENTELA USATI DAI GIOVANI PARLANTI DI CROATO

 

4.1. METODOLOGIA:

 

In questa ricerca hanno partecipato 78 informant, studenti del primo, secondo e quarto anno della lingua e letteratura italiana delle facoltà di lettere e filosofia di Zagabria e Spalato. Tutti gli informant erano di madrelingua croata, con età variabile dai 19 ai 22 anni. Gli è stato chiesto di compilare un questionario, che consisteva in cinque parti. Le prime quattro parti richiedono la compilazione degli schemi genealogici con i termini che loro stessi usano, e nella quinta parte si richiede di scrivere il significato dei termini citati nella tabella denotanti vari rapporti di parentela. L’origine degli informant è stata presa in considerazione durante l’analisi dei dati13.

 

 

4.2. ANALISI DEI DATI

 

Prima di iniziare l’esposizione dell’analisi bisogna menzionare che tutti gli informanti erano motivati a partecipare in quanto coinvolti dal tema anche sotto il profilo emotivo. La compilazione del questionario ha infatti suscitato una viva discussione sul significato e sull’uso di certe parole ed è stata anche un momento di condivisione.

I risultati indicano alcune tendenze interessanti: anche se per la maggioranza degli informanti (77%) fratello del padre è stric, il 17% usa termini semanticamente più neutrali quali barba, dundo, striček. Ciascuno di questi termini (sebbene a livello regionale), inoltre, denota alcuni altri rapporti di parentela, nonché la parola usata dai bambini o dai giovani per indicare qualsiasi maschio adulto. Si può dedurre che questi termini polisemici sono entrati nell’uso generale come modo di rivolgersi a qualcuno, prevalendo su tutte le altre scelte lessicali.

La moglie dello zio è strina per il 70% degli informanti, ma il 24% usa i termini tetka o teta - ancora una volta termine polisemico che oltrepassa i limiti dei nomi di parentela perché può essere usato per ogni persona di genere femminile più vecchia del parlante14. La stessa tendenza si può notare anche nei termini usati per indicare il marito della zia (dalla parte materna e paterna): il 70% usa il termine tetak, però per il 24% lui è barba, dundo o striko15. Il fratello della madre è ujak per il 79% degli informanti, mentre il 15% informa sull’uso di barba e dundo. Sua moglie è ujna per il 75%, mentre il 19% usa il termine tetka.

Bisogna aggiungere che per tutti i rapporti di parentela sopraccitati, il 6% degli informanti riporta l’uso dei termini cio/cija, prestiti dialettali tipici per la regione d’Istria, a completa imitazione del modello italiano.

Figlio e figlia degli zii ( Tabella 7) sono di solito chiamati bratić/sestrična e rođak/rodica.

La percentuale più elevata dei termini dialettali rođak/rodica16 si può spiegare con il fatto che molti informanti provengono dalla Dalmazia dove questi sono abituali. Il 10% usa le forme italiane dialettali zerman/zermana ( ven. zerman-a) e forme dallo standard italiano kujin/kujina ( it. cugino-a)

 

Figlio dello zio paterno/ materno

bratić (42%)

rođak (48%)

zerman(5%)

kujin(5%)

Figlia dello zio paterno/materno

sestrična (42%)

rodica (48%)

zermana(5%)

kujina(5%)

Figlio della zia

bratić (39%)

rođak (51%)

zerman(5%)

kujin(5%)

Figlia della zia

sestrična (39%)

rodica (51%)

zermana(5%)

kujina(5%)

 

Tabella 7

 

I calchi semantici rođak/rodica su modello italiano o prestati dai dialetti italiani (zerman-a) o dallo standard (kujin-a) hanno tutti la stessa struttura, radice – morfema grammaticale, il che rende questi termini dialettali più semplici rispetto allo standard croato e analoghi al sistema italiano.

 

L'uso dei nomi che indicano i genitori del coniuge non mostra deviazioni significative dall'uso standard: i genitori del marito sono svekar e svekrva (88%), con qualche errore sporadico punac/punica (6%) e tast/tašta, mentre un numero ristretto degli informanti usa i nomi normalmente usati per indicare i nonni: nono/nona17, dida/baba (6%)18. Inoltre, bisogna prendere in considerazione che gli informant erano ventenni, ai quali la precisa terminologia sui rapporti matrimoniali non è ancora un concetto vicino alla loro esperienza.

Nel denotare il padre della moglie, 76% usa il termine punac, mentre il termine tast, raccomandato dai linguisti19 (Anić, 1998: 946) è usato soltanto dal 15%. La madre della moglie è punica per l’88% mentre il 6% degli informanti lo confonde con svekrva, mentre termini baba e tašta sono usati solamente dal 3% degli studenti.

I parlanti giovani di lingua croata hanno mostrato una notevole insicurezza nell'uso di altri termini indicanti parenti acquisiti dal matrimonio. La maggioranza ha preferito termini šogor/šogorica applicandoli a tutti i tipi di rapporto. (Tabella 8) Anche se tra i nomi per il fratello del marito šogor (46%) si impone come il più usato rispetto ai termini tradizionali e raccomandati djever (38%). È interessante notare anche il neologismo colloquiale šogi formato dal troncamento della parola šogor20. La facilità nel formare il caso vocativo rende questo neologismo molto adatto quando ci si rivolge a qualcuno e anche per l’uso alla terza persona. Proprio la formazione della parola nuova dimostra come la parola šogor sia ben accettata dai parlanti giovani e vivo il suo uso.

Il lato femminile per indicare la moglie del fratello del marito trova ancora il termine tradizionale jetrva (42%) con una leggera prevalenza del termine šogorica (42%)

Alcuni termini sono stati notati, sempre con una leggera prevalenza di šogorica sulle parole tradizionali o dialettali. Lo stesso si potrebbe dire anche per i termini usati per indicare il marito della sorella del proprio marito, con una prevalenza del termine šogor - ma anche qui troviamo il neologismo šogi. Altri termini riportati nei questionari indicano il disorientamento dei giovani nel sistema tradizionale.(Tabella 8)

 

Fratello del marito

šogor (46%)

djever (36.92%)

kunjad(o) (5%)

šogi
(5%)

šurjak
(4%)

zet
(1%)

moglie del fratello del marito

jetrva (42%)

šogorica (44%)

kunjada (6%)

šurjakinja (4%)

nevjesta (2%)

šogi, šogica (2% rispet.)

Sorella del marito

zaova (43%)

šogorica (39.49%)

kunjada (5%)

šogi
(5%)

nevjesta

(1%)

 

marito della sorella del marito

šogor (55%)

zet
(5%)

kunjad (6%)

svak, šura, pašanac (5% rispet.)

šogi
(5%)

djever (1%)

 

Tabella 8

 

 

Quanto alla terminologia usata per indicare i parenti dal lato della moglie si riscontrano risultati simili (Tabella 9). Per indicare il fratello della moglie prevale l’uso di šogor (58%) con il 32% di quelli che usano ancora il termine tradizionale šurjak insieme con altri nomi tradizionali e dialettali (Tabella 9). Lo stesso si riscontra se osserviamo i nomi usati per indicare la rispettiva moglie dove šogorica prevale sui termini tradizionali e dialettali ( Tabella 9).

 

fratello della moglie

šogor
(58%)

šurjak
(32%)

zet
(5%)

kunjad
(5%)

moglie del fratello della moglie

šogorica (59%)

šurjakinja (20%)

nevista

(15%)

kunjada

(5%)

sorella della moglie

šogorica
(61%)

svastika
(33%)

kunjada
(6%)

 

marito della sorella della moglie

šogor
(66%)

zet
(19%)

svak
(6%)

badžo, kunjad, pašanac (3% rispet.)

 

Tabella 9. Linea laterale - Parenti dalla parte della moglie

 

La parte finale del questionario ha mostrato che i parlanti giovani non conoscono molto bene i termini raccomandati dai linguisti21(Tanocki 1976-1977:122 e 1975-1976:31). Gli informant dovevano scrivere i significati dei termini elencati e indicare se li usavano o no (e se no, il motivo). (Tabella 10)

 

termine

lo uso

non lo uso ma so cosa significa

L'ho sentito ma non lo uso perché è arcaico

Non ho mai sentito questa parola

Credo che non appartenga alla lingua croata

ujaković/-čna

/

8%

25%

56%

11%

tetkić/-čna

/

5%

17%

62%

16%

bratučed/-a

/

4%

11%

65%

20%

sinovac/-ica

/

22%

31%

39%

8%

stričević/-čna

/

15%

33%

45%

7%

zaova

16%

26%

41%

13%

4%

jetrva

18%

13%

44%

17%

8%

tast

17%

22%

51%

10%

/

punac

73%

9%

18%

/

/

šurjak/-inja

18%

17%

62%

/

3%

šogor/-ica

50%

39%

11%

/

/

 

Tabella 10

 

Dalla tabella si può vedere chiaramente che pochi conoscevano le parole come ujaković/ćna, tetkić/ćna, bratučed/a, sinovac/ica, stričević/-čna, normalmente usate dalle generazioni dei loro genitori. Inoltre, è interessante notare come le parole sconosciute o ritenute obsolete vengano anche classificate come non appartenenti alla lingua croata22.

I termini šurjak/ šurjakinja sono obsoleti ai parlanti giovani il cui significato è ricoperto dalla coppia šogor/ šogorica di cui il 50% conferma l'uso e il 40% riporta di conoscerne significato. Bisogna anche notare che questi due termini sono gli unici di cui tutti gli informanti capivano il significato e l’hanno anche dimostrato23.

Se prestiamo attenzione alle origini degli informant, è facile concludere che il sistema più semplice sia quello usato dai dialetti istriani e dalmati, nelle regioni che hanno avuto intensi e lunghi contatti con il popolo italiano. In questi casi il sistema dialettale è stato semplificato su modello dei dialetti italiani. La semplificazione è stata effettuata sia tramite i prestiti (cio/cija, kujin/kujina, kunjad/kunjada), sia dai calchi semantici (rođak/rodica). In ogni caso, il processo di semplificazione ha coinvolto anche altre regioni croate: il sistema è diventato più semplice sia sotto l’influsso di altre lingue sia sulla base di motivazioni intrinseche al sistema stesso. Si può concludere con sicurezza che i sistemi dialettali e regionali dei nomi di parentela sono in quasi tutte le aree più semplici del modello linguistico standard croato.

 

 

5. CONCLUSIONI

 

Prima di tutto si potrebbe costatare che le ipotesi iniziali di questa ricerca sono state confermate, vale a dire che i risultati dimostrano chiaramente che i cambiamenti sociali, quali la vita in grandi centri urbani e nelle famiglie più ristrette (rispetto alle grandi famiglie tradizionali con anche tre o quattro generazioni in una casa) hanno portato anche ai cambiamenti del sistema linguistico.

L’analisi dei dati raccolti col questionario ha dimostrato che è ancora vivo e attuale il processo di estensione del significato dei termini più neutrali.

Nel rivolgersi e spesso alla terza persona, i parlanti giovani sostituiscono il nome di parentela preciso con termini più generici quali tet(k)a, striček, barba, e dundo. Proprio per la loro polisemia, questi termini hanno allargato il loro perimetro semantico sul campo dei nomi di parentela ed essi sono entrati nell’uso anche per indicare le persone con cui non si ha nessun rapporto di parentela. Con questo tipo di semplificazione del sistema, i termini più precisi sono caduti in disuso. In molte parti del campo semantico dei nomi di parentela si può notare che l’uso dialettale o familiare è più semplice di quello prescritto dallo standard croato.

I dialetti croati sotto l’influsso dei prestiti dall’italiano cijo/cija, kujin/kujina, zerman/zermana (Istria) o dai calchi semantici rođak/rodica (Dalmazia) hanno attribuito ad una maggiore semplificazione e all’identificazione con il sistema dello standard italiano.

Sebbene gran parte degli informant fossero parlanti dei dialetti meridionali, i quali, fino ai tempi recenti, non usavano la parola šogor , i risultati confermano che questo termine prevale sulle parole tradizionali quali djever e šurjak che ha sostituito quasi completamente altri termini tradizionali (ad.es. zet, svak, šura e pašanac).

Nella stessa maniera il termine šogorica ha cominciato a sostituire i termini jetrva, zaova, šurjakinja e svastika e i neologismi šogi/ šogica dimostrano l'uso dinamico della coppia šogor/ šogorica nel parlato.

Gli informanti hanno anche riportato l’uso dei termini kunjad/kunjada,il cui significato più ampio li rende equivalenti alla coppia šogor/ šogorica ma bisogna dire che il loro uso è limitato alle aree ristrette delle costa dalmata e delle isole e che si tratta dei regionalismi.

Le tendenze mostrano che si può supporre che l’uso dei termini šogor/ šogorica crescerà col tempo e forse anche che predominerà su tutte le altre forme usate per indicare questo livello di parentela nello standard croato.

Una delle conseguenze di questa semplificazione estensiva del sistema dei nomi di parentela in croato è anche il fatto che rispetto alle generazioni di trent’anni prima i giovani croati oggi hanno una mappa mentale dei rapporti di parentela molto più vicina a quella dei giovani madrelingua italiana.

Alcune risposte inconsuete trovate nei questionari che si riferiscono alla parentela acquisita con il matrimonio indicano che i giovani (ri)conoscono ancora molti termini tradizionali ma soltanto a livello di comprensione e non di uso attivo. Infatti, non essendovi sicurezza sul loro uso appropriato, dalle generazioni future di giovani croati ci si può aspettare un uso ancor più frequente dei termini con significato neutrale sopra descritti.

 

 

 

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Whorf, B., 1956. Language, thought and reality, MIT Press, Cambridge, MA.

 

 

 

 

1 Sapir 1958 (1929): 69. “The real world is to a large extent unconsciously built upon the language habits of the group. (...) The worlds in which different societies live are distinct worlds... We see and hear and otherwise experience very largely as we do because the language habits of our community predispose certain choices of interpretation.“

Whorf 1956: 29. “It's our culture that determines our language, which in turn determines the way that we categorize our thoughts about the world and our experiences in it.“

2 Cfr. Tanocki 1986.

3 Un esempio illustrativo è la coppia di parole latine avunculus/patruus (Ullmann 1983:144) con la riduzione ad una sola parola accettata successivamente da molte lingue europee (Cfr. uncle, Onkel, oncle)

4 punac/ punica e tast/ taštadenotano solo il rapporto marito rispetto ai genitori della moglie e svekar/svekrva solo il rapporto moglie rispetto ai genitori del marito.

5 Tanocki spiega questo cambiamento con l’estensione semantica della parola sinovac che nell’uso quotidiano ha spinto fuori uso il termine bratić e l’ha ristretto al significato del “figlio del fratello rispetto ad una persona femminile”. (Tanocki 1976-1977, 122)

6 Ibid. 123. Nonostante Tanocki (1976- 1977: 122) si opponesse a questo uso, nel 1986 (1986:40) nel suo dizionario lo cita come linguisticamente determinato. Anić 1998:82 cita questo uso come parte dello standard croato.

7 Comunque bisogna dire che resta il problema di traduzione perché in italiano i termini il/la nipote possono avere anche il significato di figlio del figlio/ della figlia rispetto ai nonni.(Cfr. lat. nepos, 2. nepotis) mentre il croato conserva due termini specifici unuk/unuka.

8 Il sistema tradizionale croato per membri di famiglia acquisita matrimonio consiste di dieci termini diversi: djever (fratello del marito >cognato<), jetrva ( moglie del fratello del marito >cognata<), šurjak (fratello della moglie >cognato<), šurjakinja (moglie del fratello della moglie >cognata<), zet (marito della figlia o marito della sorella rispetto a un maschio (genero o cognato), svak (marito della sorella rispetto ad una donna >cognato<, pašanac ( marito della sorella della moglie), snaha (moglie del figlio (nuora) o moglie del fratello (cognata), regionalismo nevjesta), svastika (sorella della moglie >cognata< e zaova ( sorella del marito >cognata<). Dall’altro lato, l’italiano conosce solo una coppia per tutti questi rapporti cognato /cognata, e i termini genero e nuora che si riferiscono solamente al rapporto tra i genitori dei coniugi rispetto al marito o alla moglie.

9 Il vantaggio del germanismo penetrato tra l’ungherese šogor (ted. Schwager ) consiste nel fatto di ricoprire i significati dei termini tradizionali šurjak, šura, svak, svojak, djever, zet, pašanac (Klaić 1990: 1301) mentre šogorica copre i significati di šurjakinja, šurnaja, svast, svastika, nevjesta, jetrva, zaova“ (ibid.), il che, in effetti, semplifica notevolmente l'intero sistema. Va notato che comunque il termine zet rimane nell’uso con il significato di “marito della moglie rispetto ai suoi genitori insieme con snaha o nevjesta (“moglie del marito rispetto ai suoi genitori”). Cfr. in italiano genero e nuora.

10 Hraste 1956:2

11 Tanocki 1975-1976:30

12 Tanocki 1986: 57 nel suo dizionario cita šogor/šogorica come „prestiti, semanticamente neutrali, limitati all'uso regionale nelle regioni settentrionali della Croazia. Anić 1998:1160 cita šogor/šogorica come parole dello standard croato, con una note sulla loro origine ungherese. Nel Dizionario croato di frequenza (Hrvatski čestotni rječnik) la parola šogor ha una frequenza assoluta di 567 e šogorica di 569. In confronto djever ha la frequenza assoluta di 566, mentre šurjak, jetrva, zaova non sono apparse nel corpus di un milione di parole.

13 Un gran numero degli studenti iscritti alla lingua e letteratura italiana proveniva dall’Istria e dalla Dalmazia, mentre altre parti non erano cosi ben rappresentate. La nostra ricerca includeva 46 studenti Istriani e Dalmati e 32 dalle parti continentali del paese. Anche se le differenze tra i nostri informanti e i giovani parlanti del croato che potrebbero essere scelti dalla campionatura casuale possono essere rilevanti, la maggior parte delle conclusioni tratte dall’analisi dei dati può essere considerata valida anche per la popolazione generale dei giovani croati.

14 Termine tet(k)a, nel suo significato originale denota la sorella della madre o del padre, era usato quasi senza eccezioni: dal 93.34% per indicare la sorella del padre e dal 95.89% per indicare la sorella della madre. Il rimanente 4-6% dell’uso erano vezzeggiativi.

15 Barba, dundo -regionalismi e vezzeggiativo (striko)

16 Va notato che parola rođak nello standard croato ha il significato più ampio e non precisato di qualsiasi parente

17 Nono – dialettalismo dall’italiano

18 Gli informanti non hanno fornito informazioni più specifiche su questi usi, ma si suppone che sono termini usati solo dalle loro famiglie.

19 I termini punica e tast appartengono allo standard croato mentre punac è forma regionale, colloquiale (Anić, 1998:946)

20 Gli informanti hanno descritto questa parola come vezzeggiativo unisex, anche se è stata riportata la variante femminile šogica.

21 Tanocki 1976-1977:122 e Tanocki 1975-1976:31

22 Gli informanti credevano che si trattasse di parole di lingua serba o bosniaca, ma non è così.

23 Anche tra gli informanti che dichiarano di non usarli, la maggior parte ha dato una definizione corretta del significato, il che non era il caso con nessun altro termine della tabella.

 

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