Aprile 2008  Supplemento alla rivista EL.LE - ISSN: 2280-6792
Direttore Responsabile: Paolo E. Balboni
E. De Bono, Una bella mente di Paolo Torresan

AUTORI: Edward De Bono
TITOLO: Una bella mente
CITTÀ: Trento
EDITORE: Erickson
ANNO: 2007

 

Pensare è un'arte, si giunge a dire alla conclusione della lettura di questo libro. È anzi forse tra le arti più nobili, dal momento che dai pensieri dipendono il modo in cui gestiamo gli stati emotivi, le decisioni da prendere, le valutazioni dei comportamenti altrui.
Rispetto alla logica per cui un vincente si oppone ad un perdente, un winner ad un looser, un "figo" ad uno "sfigato" -logica che domina le discussioni a vari livelli- , occorrerebbe, a detta di De Bono, puntare a soluzioni che riconoscano le ragioni delle parti e maturino, coraggiosamente, la voglia di soluzioni nuove.
Il capitolo centrale del libro riguarda, infatti, una modalità di gestione dei conflitti, o più in generale, di governo del dibattito.
Posto che i contenuti mentali (e quindi le loro espressioni) possono distinguersi a seconda che riguardino:

- dati oggettivi (pensiero fattuale)
- emozioni (pensiero espressivo, che può trasformarsi in uno sfogo)
- la valutazione dei pro (pensiero positivo)
- la valutazione dei contro (pensiero critico)
- la definizione di alternative (pensiero creativo)
- il controllo della stessa attività mentale (metacognizione e autoregolazione)

De Bono suggerisce che i partecipanti di un dibattito si concentrino tutti assieme su un certo tipo di pensiero per volta.
Onde visualizzare questa modalità, detta "pensiero in parallelo", De Bono suggerisce di indossare cappelli colorati (o gadget che li rappresentano). Lo scopo, ripetiamo, è quello di disciplinare le interazioni, controllando che nessuno intervenga con contenuti che non riguardano quelli decisi dal gruppo o dal moderatore.
Se tutti gli eredi -tanto per fare un esempio - stanno indossando un cappello bianco (che riguarda l'esposizione neutra dei fatti), chiunque voglia intervenire dichiarando le emozioni associate (per esempio, la rabbia per l'ingiustizia riscontrata nelle disposizioni del de cuius) viene richiamato a rispettare la decisione presa: stare ai fatti! Potrà esprimere il proprio malstare quando tutti i partecipanti passeranno, in un momento successivo, ad indossare il cappello rosso (che riguarda appunto la sfera affettiva). Oppure un altro esempio: se, in sede di presentazione di un nuovo prodotto, all'interno del team incaricato del marketing, si accavallano, disordinatamente, gli apprezzamenti e gli auspici da parte degli uni, e le critiche e le bocciature da parte degli altri, è facile che, mano a mano che la discussione procede, essa si trasformi in una lotta per il potere.
Il pensiero parallelo, in questo senso, nobilita la comunicazione, dal momento che la svuota, dall'interno, dai fattori di ordine egoico che rischiano di comprometterne gli esiti: comunicare significa mettere in comune le cose. Si comunica veramente, in effetti, solo se si desidera il bene comune; altrimenti la comunicazione è una parvenza di comunicazione, la somma di monologhi, la ricerca di un looser

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