“Confini invisibili: l’interdizione linguistica nell’Italia contemporanea”

“Confini invisibili: l’interdizione linguistica nell’Italia contemporanea”

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In IANNACCARO G, MATERA V. (a cura di), La lingua come cultura
Torino, UTET Università, 2009, pp. 35-47 RECENSIONE

Il saggio che la Canobbio sceglie per il volume La lingua come cultura tratta delle interdizioni linguistiche: ciò che un parlate può o non può dire in base alle norme in essere della sua comunità. Nasce come fenomeno extralinguistico e prelinguistico, definito dall’attitudine religiosa, morale, sociale e dunque culturale di una comunità di parlanti. In quanto tale, l’interdizione linguista viene qui analizzata sia nella sua pervasiva funzione di modificatore del lessico, in virtù delle strategie alternative che innesca, nonchè per la significativa capacità di rappresentazione del nesso tra lingua e cultura. L’autrice, Docente di Etnolinguistica presso l’Università di Torino, ha dedicato anni di studi al tema avviando una rilettura del testo di Nora Galli de’ Pratesi, Semantica dell’Eufemismo del 1964, poi pubblicato con il titolo Le brutte parole. Le parole soggette a interdizione linguistica non sono però quelle legate al turpiloquio annota la Canobbio, bensì tutte quelle che, in un preciso contesto socioculturale, fanno paura o offendono, ma anche che vanno contro la norma o contro gli interessi di potere. Sebbene da sempre presenti nel linguaggio giovanile, le disfemìe sono parte di strategie - l’avvicinamento attanzionale- spesso usate dai politici per creare complicità e identificazione tra emittente e destinatario. Le strategie messe in atto per evitare l’uso di parole interdette sono causa conosciuta di trasformazione della lingua, nonchè metodo di occultamento della realtà. Citando un articolo di Salman Rushdie, La violenza nel mondo nascosto delle parole, (La Repubblica, 9 gennaio, 2006) la Canobbio analizza le interdizioni linguistiche relative alla guerra e alla tortura, annotando le profonde trasformazioni avvenute nel lessico correlato. Fra le strategie distrattive rientrano certamente le eufemizzazioni, ma l’uso di una lingua straniera prestigiosa, in particolare l’inglese, consente forme di eufemismi ancora più efficaci. Rendiction usata in Italia come sinonimo di “prelievo” nel caso di cronaca politica dell’imam Abu Omar, è termine mutuato da extraordinary rendiction, espressione in uso in US per indicare gli arresti illegali della CIA in Europa. Lo studio continua approfondendo altri campi in cui l’interdizione linguistica ha segnato con forza il confine fra il dicibile e il non dicibile: sono gli aspetti riguardanti la persona fisica come la fisicità, l’etnia, la regione di appartenenza, lo stato sociale, l’età anagrafica, lo stato civile e quello sessuale, l’appartenenza religiosa e, principalmente, l’altro da sé. L’interdizione linguistica rispecchia il susseguirsi dei cambiamenti culturali di una comunità, rappresentando il nesso esistente tra lingua e cultura.

cleliacapua@gmail.com
Università Ca'Foscari Venezia

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