“La programmazione glottodidattica: presupposti epistemologici e pedagogici”

“La programmazione glottodidattica: presupposti epistemologici e pedagogici”

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In L'analisi linguistica e letteraria, n. 2, 1997, pp. 495-511

Nel saggio si vuol dare una risposta alla oggettiva difficoltà di molti docenti di lingue a conciliare “le ragioni di una o più programmazioni calate dall'alto con le proprie esigenze personali e professionali, con i bisogni e i tempi di apprendimento degli alunni e con i limiti imposti dalle strutture” (p. 495). Da alcuni anni, infatti, sono proliferate proposte di curricoli e di modelli di programmazione di tipo tassonomico sempre più particolareggiati nella classificazione degli obiettivi di apprendimento. Anche le norme accentuato l'importanza degli aspetti progettuali e predittivi, “richiedendo ai docenti un ulteriore impegno nella compilazione dei documenti scolastici, ridotti spesso a lunghe e ripetitive liste di tassonomie di obiettivi e contenuti identici o sovrapponibili” (p. 496). Ma “è ancora oggi giustificata l'importanza che viene data a scuola alla programmazione?” “persistono ancora le ragioni epistemologiche e pedagogiche che hanno fatto del curricolo la colonna portante della didattica?”. Per giungere a una risposta convincente, si considerano il significato e la portata storica che la pedagogia dei curricoli ha avuto nell’insegnamento; si prendono in esame le caratteristiche della programmazione curricolare e le motivazioni che sono alla base della sua diffusione nelle scuole e del favore che ancora incontra nella normativa scolastica e tra gli insegnanti; si cerca di valutare quale funzione possa ancora avere in ambito glottodidattico il modello tradizionale di programmazione e quali alternative si possano praticare. Se si vuole tener conto della complessità e variabilità dei fattori linguistico-culturali e del processo di insegnamento/apprendimento, occorre fare riferimento a una “euristica sistemica che oggi si impone a livello epistemologico e che deve fare i conti con quell'idea di disordine e disorganizzazione, implicata in ogni indagine sullo sviluppo di sistemi complessi” (p.510).

pietropacini@libero.it
Università di Pisa

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