La formazione linguistica nell’università

La formazione linguistica nell’università

Venezia, SAIL, Edizioni Ca’ Foscari, 2012
RECENSIONE

Il pregio delle pubblicazioni che illustrano i risultati di ricerche nate da esigenze concrete sta nella loro solidità e potenziale fattibilità. Il volume in questione è uno di questi. Il lavoro di Daloisio e Balboni raccoglie i risultati di una ricerca che, finanziata dall’Università Ca’ Foscari, ha voluto documentare lo stato dell’arte della formazione linguistica nelle Facoltà italiane non di materie linguistiche. L’obiettivo era individuare i punti critici per migliorare la formazione linguistica interna a Ca’ Foscari, ma la ricerca ha saputo, come spesso accade, avviare nuove riflessioni. Ha riproposto riflessioni su cosa vuol dire “sapere una lingua”, ma anche su cosa vuol dire insegnarla, ha imposto un costante parallelismo fra lo stato dell’arte in Italia e quello europeo. Soprattutto ha saputo imporre, come strumento attuativo, la ricerca glottodidattica sposandola all’azione pratica del riprogrammare. La ricerca ha approcciato il suo percorso attraverso una desk research dalla quale ha ricavato dati indiretti. Per la raccolta dei dati diretti, si è scelto di somministrare un questionario a 12 dei 14 Atenei italiani elencati fra i primi 500 dei Times Higher Education World Uniersity Rankings 2011-2012 -due sono stati esclusi in quanto Facoltà di Lingue e di Scienze della formazione- A questo campione si è scelto di affiancare i Centri Linguistici delle Università membri dell’associazione AICLU ai quali è stato sottoposto un questionario semplificato, composto da soli quattro quesiti chiave. I due campioni, mantenuti separati in fase di analisi, hanno rilevato la formazione linguistica di un corposo numero di studenti universitari, circa 60.000. Il libro ripercorre le politiche linguistiche dell’Europa per continuare, nel capitolo successivo, con l’analisi di quelle italiane, definendo così il quadro di riferimento della ricerca. La fotografia della formazione linguistica italiana nelle università data dai risultati dall’analisi è quella di una costellazione di punti critici ai quali dare risposte efficaci e in tempi brevi. Per citarne solo alcuni, l’arbitrarietà o addirittura l’assenza di requisiti linguistici per l’accesso alle lauree triennali fanno il paio con la mancanza di test d’ingresso là dove invece ci sono requisiti richiesti. La presenza della seconda lingua nei corsi di studio è davvero limitata e in aggiunta anche facoltativa; su tutto regna il ritardo sulla metodologia CLIL a oltre 15 anni dalle raccomandazioni europee. Individuati i punti da ripensare, il Prof. Balboni propone al lettore un percorso attraverso i temi salienti della glottodidattica, affinché gli assunti teorici diventino le fondamenta su cui riprogettare “nella consapevolezza che una formazione linguistica scadente, o comunque mediocre, è spesso il risultato di percezioni e idee scorrette sull’apprendimento delle lingue.”

cleliacapua@gmail.com
Università Ca'Foscari Venezia

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